Action
Genere
Prontezza di riflessi
Il genere Action si fonda su un’esperienza dinamica e adrenalinica, dove combattimenti frenetici, riflessi fulminei e decisioni istantanee costituiscono l’essenza del gameplay. L’obiettivo è proiettare il giocatore al centro dell’azione, dentro situazioni ad alta intensità in cui il tempismo e la padronanza dei controlli contano più della pianificazione a lungo termine. L’immediatezza delle reazioni richieste, unita alla necessità di mantenere costante l’attenzione, rende l’action un genere che premia istinto, precisione e reattività.
Sono distintivi dell’action i combattimenti diretti, l’uso intensivo di armi o abilità speciali e un ritmo serrato in cui l’errore ha conseguenze immediate e tangibili. Il protagonista è costantemente pressato da nemici, trappole e ostacoli ambientali, e l’esperienza funziona quando chiarezza visiva e fluidità degli input restituiscono la sensazione di pieno controllo anche nei frangenti più caotici.
Alcuni titoli esaltano la spettacolarità e l’impatto visivo, altri la prontezza e il tempismo per un’azione più ragionata; ciò che definisce davvero il genere è però l’interazione continua con un mondo che risponde in tempo reale. Ogni movimento ha un peso, ogni secondo può separare vittoria e sconfitta: quando input, feedback audiovisivo e leggibilità si allineano, l’action genera un’urgenza appagante che la rende fra le esperienze più istintive e coinvolgenti del panorama videoludico.
Evoluzione storica
Le radici dei giochi d’azione risalgono agli albori dell’industria videoludica. Negli anni ’70 spadroneggiavano già diversi titoli definibili action, come Galaxy Game (1971) o Tank (1974), ispirati ai proto-videogiochi come Spacewar! (1962) e Periscope (1965). La sfida è ancora acerba in questi titoli, ma con Gun Fight (1975) emerge per la prima volta una vera richiesta di prontezza di riflessi e controllo spaziale dei colpi.
Il vero punto di svolta arriva con Space Invaders (1978), che definisce l’action game moderno. Il gioco introduce pattern nemici leggibili, ritmo incalzante, punteggi come motivazione al miglioramento e feedback audiovisivi capaci di valorizzare la reattività del giocatore. Questa formula, in un’industria ancora giovane, dà il via non solo alla “golden age” degli arcade, ma anche a una fase di intensa sperimentazione e proliferazione del genere.
Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, i giochi d’azione si diffondono in molteplici forme: Asteroids (1979), Pac-Man (1980), Donkey Kong (1981) e Mario Bros. (1983) portano nuove sfumature al genere. Questi ultimi due in particolare, ispirano Shigeru Miyamoto a sviluppare Super Mario Bros. (1985), reso possibile dall’arrivo di console più potenti.
Durante gli anni ’80 e gli inizi dei ’90, il genere action si espande oltre i platform e gli sparatutto. Nascono i primi picchiaduro, come Karate Champ (1984) e Kung-Fu Master (1984), che introducono il combattimento corpo a corpo. Street Fighter II (1991) rivoluziona il sottogenere e rilancia il genere action come protagonista assoluto nelle sale giochi.
Gli anni ’90 segnano una vera rivoluzione per gli sparatutto, che iniettano nuova linfa al genere. Doom (1993) esplode come fenomeno culturale, dando origine alla cultura del deathmatch e diventando una pietra miliare del gaming. Quake (1996) alza ulteriormente l’asticella con un motore 3D avanzato, movimento fluido e multiplayer competitivo online, gettando le basi per l’e-sport. Parallelamente, i picchiaduro evolvono grazie a titoli come Tekken (1994), che introduce il combattimento tridimensionale.
Nel mondo arcade, l’action rimane centrale grazie a titoli come Batsugun (1993) e Metal Slug (1996), che esasperano la sfida basata su riflessi e gestione dei pattern. Intanto, Grand Theft Auto (1997) propone un’azione open-world vista dall’alto, anticipando tendenze che esploderanno nel decennio successivo. Medal of Honor (1999) pone le basi per lo sparatutto moderno, mentre Counter-Strike (1999) apre la strada alla scena competitiva e agli eSport.
Con l’inizio degli anni 2000 nasce la corrente “stylish”: Devil May Cry (2001) diventa il punto di riferimento per un action tecnico e coreografico, basato su combo e padronanza del gameplay. Nel mentre il sottogenere degli sparatutto si frammenta in molteplici approcci, portando alla nascita di saghe come Halo: Combat Evolved (2001), Battlefield 1942 (2002) e Call of Duty (2003). Questi titoli uniscono multiplayer competitivo, contesti di guerra, classi, perk e un’impronta sempre più cinematografica. Anche i third-person shooter evolvono: Max Payne (2001) con il bullet time, Gears of War (2006) innova sul piano tattico e visivo.
Negli anni 2010, l’action si rinnova ancora: Hotline Miami (2012) riprende meccaniche retrò in chiave moderna; gli hero shooter come Overwatch (2016) guadagnano popolarità; titoli come Rainbow Six: Siege (2015) e For Honor (2017) puntano su un approccio più tattico e ragionato. Il genere trova nuova linfa anche con l’esplosione del battle royale, grazie a PUBG: Battlegrounds (2017) e Fortnite (2017).
Negli ultimi anni, l’azione è diventata un ingrediente quasi imprescindibile nei titoli tripla A, siano essi giochi di ruolo, avventure grafiche o persino strategici, in una costante mescolanza di meccaniche. L’evoluzione tecnologica e l’attenzione a grafica e fluidità hanno permesso di proporre combattimenti sempre più spettacolari e frenetici.
Un genere onnipresente
Oggi il genere action si può definire onnipresente nel panorama dei videogiochi. Grazie alla sua natura immediata e alla sfida che offre, riesce a coinvolgere giocatori di ogni età. Le sue meccaniche si sono integrate con facilità in tanti altri generi, come RPG, strategici o avventure narrative, creando esperienze ibride che mantengono alto l’interesse del pubblico.
Persino gli eSport hanno in gran parte abbracciato il genere, grazie soprattutto alla sua capacità di offrire una vasto spettro di opzioni in termini di competizione. Nel corso degli anni, inoltre, numerosi sviluppatori hanno sperimentato con successi e fallimenti, spingendo il genere a rinnovarsi costantemente e a offrire formule sempre più originali.
L’ action resta un pilastro dell’industria videoludica per la sua immediatezza, la varietà di possibilità che offre e la capacità di regalare emozioni forti. Continuerà sicuramente a evolversi, integrando nuovi stili e idee, ma senza mai perdere quell’essenza di dinamismo e spettacolarità che lo ha reso così amato fin dagli albori del videogioco.