Recensione
Premessa
Dopo il tonfo del sesto capitolo, Eidos Interactive cancella i sequel progettati da Core Design ed affida il franchise allo studio Crystal Dynamics, con aggiunta la figura chiave di Toby Gard, creatore di Lara e del primo capitolo. Il nuovo studio, con Tomb Raider: Legend, tenta un soft-reboot della saga, limando origini e character design della protagonista.
Comparto narrativo
Alla ricerca di risposte
La storia di Tomb Raider: Legend si concentra sul passato di Lara Croft, che da bambina assistette in Nepal alla misteriosa scomparsa della madre subito dopo l’estrazione di una spada da un insolito altare. Anni dopo, Lara si reca in Bolivia, dove si imbatte in un altare quasi identico, caratterizzato da iscrizioni che richiamano la leggenda di Re Artù e della spada nella roccia. Questa sorprendente analogia spinge Lara a cercare collegamenti tra diverse civiltà che condividono lo stesso mito, nella speranza di scoprire la sorte della madre.
Durante le sue spedizioni, Lara è costantemente in contatto radio con Zip e Alister, due amici che la assistono nella sua indagine, offrendole supporto tecnico e consulenza. Vecchi e nuovi nemici si frapporranno sul suo cammino, rendendo la ricerca ancor più intensa e pericolosa.
Personaggi e dialoghi
I vari personaggi ottengono il giusto spazio per mostrarsi al giocatore, contribuendo a un cast equilibrato ed omogeneo. Naturalmente è Lara a emergere con il background più approfondito: nella sua determinazione a capire cosa sia accaduto alla madre, mostra il consueto mix di sarcasmo e audacia, unito a un’innata eleganza frutto delle sue origini aristocratiche.
Stonano i dialoghi, talvolta altalenanti per qualità e frequenza: il continuo scambio di battute tra Lara, Zip e Alister interrompe spesso la sensazione di isolamento tipica delle avventure di Tomb Raider e, in alcuni casi, cade nell’inutile e nel ridondante.
Trama e ambientazioni
Nonostante alcune sbavature, la trama resta scorrevole e piacevole, capace di tenere vivo l’interesse sia per il mistero legato a Lara, sia per il mito che sembra accomunare diverse culture. Alcuni snodi narrativi appaiono forzati, quasi delle comodità, ma non compromettono l’esperienza complessiva.
Le ambientazioni, tra Bolivia, Perù, Giappone, Ghana, Kazakistan, Inghilterra e Nepal, si differenziano bene a livello stilistico e viene dato spazio, oltre a tombe e resti di antiche civiltà, anche ad ambienti moderni che, anziché stravolgere l’essenza del franchise, ne arricchiscono il ritmo con intermezzi ben dosati.
Gameplay
Nuova libertà di movimento
Crystal Dynamics ha completamente rivoluzionato il gameplay ereditato da Core Design, introducendo una telecamera più dinamica e movimenti liberi. Oltre ai classici movimenti di Lara (arrampicarsi, aggrapparsi, dondolarsi, abbassarsi e nuotare) in questo capitolo viene aggiunto un rampino, che consente di esplorare maggiormente gli ambienti e di risolvere puzzle in modo creativo.
Inventario rapido e interfaccia essenziale
L’inventario tradizionale è stato eliminato a favore di una “croce di selezione” situata in basso a sinistra sullo schermo, grazie a cui è possibile scegliere rapidamente armi, kit di pronto soccorso, binocolo e torcia. Il binocolo, in particolare, risulta utile per analizzare l’ambiente circostante e identificare punti chiave dei puzzle. In alto a sinistra, inoltre, sono sempre visibili la barra della salute, l’arma equipaggiata e il numero di granate disponibili.
Esplorazione e platforming
Il level design propone percorsi sostanzialmente lineari, ma lascia qualche margine di libertà per individuare segreti e aree nascoste. Le sezioni platform non risultano particolarmente ardue, ma rimangono stimolanti e piacevoli, grazie anche al set di animazioni più fluide e reattive di Lara. Un sistema di “aiuto” integrato consente alla protagonista di rivolgere automaticamente lo sguardo verso l’appiglio successivo quando si trova nelle sue vicinanze, rendendo i movimenti più intuitivi.
Puzzle ambientali e uso del rampino
I puzzle si integrano in modo naturale con l’ambiente di gioco, anche se la scarsa longevità del titolo propone un numero ed una difficoltà generale delle sezioni puzzle nella media, ma che riescono a offrire un buon impatto scenico. L’introduzione del rampino arricchisce la gamma di interazioni e aggiunge una certa profondità agli enigmi.
Sistema di combattimento rinnovato
I confronti a fuoco sono stati completamente rivisti. Il giocatore può usufruire di un pratico sistema di auto-aim per passare da un bersaglio all’altro oppure optare per la mira manuale, che però costringe Lara a restare immobile.
Le armi possiedono range di efficacia differenti e, oltre alle celebri doppie pistole, è possibile equipaggiare un’unica arma secondaria (come un fucile a pompa, un mitragliatore o un lanciagranate). Lara può lanciare granate, compiere schivate e sfoderare attacchi ravvicinati, il tutto con maggiore libertà di movimento rispetto ai titoli precedenti.
Nemici e boss fight
Il roster di avversari non è particolarmente ampio: perlopiù si affrontano uomini armati, alcuni dotati di scudi, e qualche animale selvaggio. L’IA si comporta in modo accettabile, mentre esplosioni e proiettili vaganti rendono i combattimenti sufficientemente spettacolari. Le boss fight si distinguono positivamente e offrono sfide stimolanti.
Sezioni in moto e Quick Time Event
A spezzare il ritmo dell’azione a piedi ci sono due sezioni in moto, che purtroppo non risultano molto avvincenti: i percorsi sono lineari, i combattimenti su due ruote poco impegnativi e la lunghezza eccessiva di queste sequenze finisce per renderle più noiose che divertenti. Un’altra novità sono i Quick Time Event, estremamente semplici e più simili a intermezzi stilistici che a vere e proprie meccaniche di gioco.
Il ritorno del Croft Manor
A completare il quadro, torna la dimora di Lara in una veste rinnovata: un’area che funge da tutorial come nelle origini, ma che può anche essere liberamente esplorata, ricca di stanze, enigmi e segreti da scoprire. Un gradito ritorno che permette di approfondire il background della protagonista e prendere confidenza con i nuovi movimenti.
Comparto tecnico
Engine e fisica di base
Con il passaggio a Crystal Dynamics, Tomb Raider: Legend abbandona il vecchio motore grafico di Core Design. Il nuovo engine garantisce un notevole miglioramento stilistico, integrando una fisica di base che arricchisce sia le sessioni platform sia la risoluzione dei puzzle. Oggetti e ambienti, seppur con qualche spigolosità, rispondono con maggiore realismo alle interazioni di Lara.
Il nuovo volto di Lara
Anche il design di Lara Croft subisce un ritocco significativo per questo soft reboot, presentando un modello poligonale più curato. La resa visiva complessiva è buona, nonostante la presenza di texture a bassa risoluzione in alcune aree e rari glitch grafici. Effetti di luce, atmosfera e level design contribuiscono a un impatto scenico decisamente positivo. Restano però da perfezionare le animazioni in acqua, un po’ grezze, così come il movimento degli oggetti, talvolta ostico. Alcune imperfezioni emergono anche nel sistema di checkpoint, non sempre ottimale.
Colonna sonora e doppiaggio
La musica accompagna efficacemente l’avventura, con tracce epiche e coinvolgenti durante gli scontri, mentre nelle fasi esplorative assume toni più ambientali, adattandosi ai luoghi visitati. Il doppiaggio italiano non brilla allo stesso modo: poche voci riescono a fornire l’espressività e l’enfasi adeguate, dando vita a un livello qualitativo altalenante per tutta la durata del gioco.
Standard
Gioco base;
Re Artù ed Excalibur
2 componenti di un unico mito, Artù e la sua spada sono una delle leggende più famose e conosciute della storia, fin dalla sua nascita nel medioevo.
Conclusione
Opinione
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Approfondisci
Tomb Raider: Legend rappresenta il primo passo di un percorso di rinnovamento per un franchise che, nei capitoli precedenti, aveva perso smalto e passione. Nelle mani di Crystal Dynamics, Lara Croft riceve un restyling estetico e biografico, mentre movimenti, combattimenti, puzzle e tecnologia subiscono un’evoluzione pur rimanendo fedeli alle origini della serie, con il classico richiamo a miti, leggende, civiltà antiche e tombe da esplorare. Alcune sbavature, come certe forzature narrative, dialoghi talvolta banali, un sistema di combattimento povero nel complesso, scarsa longevità e un livello grafico non sempre omogeneo, finiscono per sporcare molto il prodotto finale. Eppure, guardando al passato e tenendo d’occhio il futuro, il titolo offre solide fondamenta per riportare in auge il fascino di Tomb Raider.
Nonostante i suoi difetti, questo capitolo mi ha restituito quella voglia di avventura che sentivo un po’ sbiadita nei capitoli precedenti. L’ammodernamento del gameplay, con movimenti più fluidi e un tocco di freschezza generale, coinvolge subito e fa sorvolare sulle imperfezioni del sistema di combattimento o su certi passaggi narrativi un po’ forzati. Mi è piaciuto anche il tentativo di approfondire il passato di Lara, pur con qualche eccesso di semplicità nei dialoghi. E forse è proprio l’atmosfera rinnovata a rendere questo soft reboot così affascinante: dà la sensazione di una serie che prova davvero a mettersi in gioco, senza stravolgere del tutto la sua identità. Certo, non è un capolavoro privo di macchie, su tutte un doppiaggio italiano a tratti inadeguato, ma mi ha divertito e intrigato quanto basta per farmi chiudere un occhio su questi aspetti, rimanendo nel complesso un capitolo che merita di essere vissuto.