Tomb Raider: Underworld
Tomb Raider: Underworld
Recensione
Premessa
Con Tomb Raider: Underworld, seguito di Legend e ricollegato ad Anniversary, termina la trilogia soft-reboot targata Crystal Dynamics. Il gioco è l’ultimo capitolo della saga Tomb Raider pubblicato da Eidos Interactive prima dell’acquisizione di Square Enix.
Comparto narrativo
Un viaggio fra mondi ultraterreni
La trama di Tomb Raider: Underworld riprende gli eventi di Tomb Raider: Legend e si ricollega anche a quelli di Tomb Raider: Anniversary. Come suggerisce il titolo, Lara Croft è alla ricerca di Avalon, il leggendario regno dei morti, ma finirà per imbattersi in altri mondi ultraterreni appartenenti a culture diverse, come Bhogavati della tradizione induista o Xibalba, l’oltretomba Maya. Questi luoghi, sebbene apparentemente scollegati, vengono tutti ricondotti al mito norreno di Helheim, il regno dei defunti della cultura nordica.
La missione di Lara
Spinta dalle rivelazioni in Tomb Raider: Legend e dal desiderio di riportare in vita sua madre, Lara incrocia nuovamente la strada di due vecchie nemiche: Amanda e Natla. Le due antagoniste si sono alleate per trovare, proprio come Lara, il martello di Thor, unica chiave in grado di aprire i cancelli di Helheim. La storia, pur ben collegata agli altri capitoli della trilogia di Crystal Dynamics, soffre però di alcuni intrecci un po’ forzati, rischiando talvolta di rompere l’equilibrio tra finzione e credibilità.
Punti di forza e debolezze narrative
I dialoghi sono di buona qualità, così come le performance dei personaggi. Il pathos, in diversi momenti, risulta convincente e culmina in colpi di scena interessanti. Tuttavia, le sezioni action nelle cutscene appaiono forzate, e la varietà delle ambientazioni non è all’altezza delle premesse: pur visitando luoghi esotici come la Thailandia e il Messico, a dominare la scena sono spesso rovine norrene visivamente imponenti, ma poco diversificate in termini di dettagli o varietà architettonica. L’effetto finale è di grande impatto più per la maestosità che per la ricchezza di particolari.
Gameplay
Interfaccia e movimento
Il gameplay di Tomb Raider: Underworld riprende gli elementi base dei capitoli precedenti, ma introduce alcune novità. L’interfaccia mostra in alto a sinistra salute, munizioni e arma selezionata, e aggiunge una barra dell’adrenalina che permette di rallentare il tempo durante il mirino manuale o di eseguire colpi alla testa con maggiore precisione.
Anche i comandi di base restano quelli dei capitoli passati, sebbene in questa versione possano risultare a volte poco reattivi, causando salti o azioni non eseguite correttamente. Nuotare risulta più rapido ma ancora piuttosto macchinoso. Fra le novità spicca la possibilità di saltare in direzione opposta dopo un impatto contro una parete.
Torna un veicolo, la moto, che riveste tuttavia un ruolo più importante che in passato, non solo per l’esplorazione o le fasi d’azione, ma anche per la risoluzione di alcuni puzzle.
Con quattro tasti dedicati, Lara può utilizzare torcia, kit medici, visuale (utile per studiare i percorsi) e passare all’arma secondaria, selezionata all’inizio di ogni missione insieme all’abbigliamento. Dal menu di gioco si accede invece alla mappa sonar, che aiuta a orientarsi e, in caso di difficoltà, fornisce consigli sul percorso o addirittura la soluzione completa di un enigma.
Armi e combattimento
Oltre alle doppie pistole, Lara può equipaggiare un’unica arma aggiuntiva scegliendo tra doppi mitra, shotgun, fucile d’assalto, pistola sedativa e arma subacquea. Tornano anche le granate, ampliando ulteriormente le opzioni offensive.
Il sistema di combattimento si evolve con l’uso dell’adrenalina e la possibilità di puntare contemporaneamente due bersagli diversi quando si utilizzano armi akimbo. L’IA dei nemici rimane piuttosto semplice, ma la loro aggressività e varietà assicurano scontri dinamici e divertenti. Per la prima volta nella serie mancano vere e proprie boss fight.
Puzzle, platform ed extra
Gli enigmi risultano meno complessi rispetto al capitolo precedente, mentre il platform conserva un buon livello di sfida e beneficia di una maggiore varietà di situazioni. Il titolo fa un uso più incisivo della fisica, consentendo di raccogliere o spostare oggetti pesanti e pali con l’aiuto del rampino, sebbene non manchino difetti di implementazione. Non è presente il classico livello opzionale del maniero Croft. Tornano invece segreti e tesori, utili a sbloccare contenuti extra e a incentivare l’esplorazione.
Comparto tecnico
Alti e bassi tecnici
Le texture, i modelli poligonali e la struttura grafica di Tomb Raider: Underworld sono di alta qualità per tutta la durata del titolo. Tuttavia sono diverse le note dolenti del comparto tecnico che influenzano negativamente l’esperienza di gioco.
Per cominciare, alcuni effetti di luce e la qualità generale delle ombre lasciano a desiderare. Segue una telecamera che spesso si comporta in modo ostile verso il giocatore, rendendo difficili anche i combattimenti più semplici e le sezioni platform più intuitive.
Lara interagisce con l’ambiente sollevando le mani vicino al fuoco, spostando il fogliame, manipolando fisicamente gli oggetti. Inoltre, si sporca in base ai movimenti e i detriti o i corpi dei nemici rimangono nell’ambiente senza sparire, contribuendo a creare un mondo più vivo.
A ciò si contrappone una pessima implementazione della fisica, che spesso reagisce in modo innaturale, causando frequenti bug, glitch e problemi di compenetrazione degli oggetti. Ciò va ad inficiare sulla stabilità del titolo che soffre di cali di frame rate significativi su alcuni sistemi con determinate impostazioni.
Animazioni e Movimento
Il movimento di Lara è generalmente ben animato, ma ci sono problemi significativi legati alle animazioni dei movimenti stessi. I salti da un punto all’altro spesso sembrano scriptati e non rispondono correttamente alla direzione o al tempismo impartito dal giocatore, risultando in salti a vuoto o sul posto. Sebbene le animazioni di Lara siano buone, quelle dei nemici sono discutibili e talvolta generano glitch grafici.
Ottimo comparto sonoro, ma con criticità
Al livello audio, la colonna sonora è ottima così come il doppiaggio, con la migliore performance di Elda Olivieri nei panni di Lara e di una qualità generale buona da parte dei vari personaggi. Macchia però questo buon lavoro una cattiva gestione del mixaggio audio, che vede spesso la voce di Lara più bassa e sottotono rispetto alle altre voci in scena e al di sotto del livello audio della colonna sonora. Inoltre, alcune linee di dialogo dei nemici non sono state doppiate, interrompendo la fluidità della narrazione.
Standard
Gioco base;
L’oltretomba attraverso le civiltà
Quando civiltà lontane e diverse, sembrano seguire un filo conduttore comune, presentando similitudine nella rappresentazione o nella narrazione di eventi diversi, ma al tempo stesso così simili.
Conclusione
Opinione
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Tomb Raider: Underworld, nonostante i numerosi difetti che lo caratterizzano, si conferma un prodotto complessivamente valido, capace di intrattenere e divertire. La storia offre alcune sorprese e, nonostante le forzature, presenta un intreccio narrativo solido supportato da un cast di personaggi che, pur non eccellendo, mantiene costantemente un livello discreto. I puzzle perdono un po’ del loro impatto rispetto ai capitoli precedenti, ma il platforming e i combattimenti beneficiano di aggiunte interessanti senza stravolgere le basi del gameplay. Tuttavia, i problemi di ottimizzazione e le implementazioni tecniche imperfette minano l’esperienza complessiva, rendendo “Underworld” un buon titolo per certi aspetti, ma è oscurato da difetti che non si possono ignorare.
Al di la dei palesi difetti tecnici, sono diversi i fattori rilevanti che combinati, si sono rivelati un pessimo assortimento, finendo per macchiare pesantemente la mia esperienza su Tomb Raider: Underworld. Mi riferisco in particolare agli inspiegabili collegamenti tra le varie culture, inclusa la forzata e illogica connessione con Atlantide. Sembra quasi che la trama originale fosse stata concepita diversamente e poi modificata per integrare Anniversary nella continuity narrativa. La saga ha sempre mantenuto un certo equilibrio tra elementi soprannaturali e storia, reinterpretandola con una certa coerenza. Tuttavia, in questo capitolo, questa logica viene spesso ignorata, soprattutto con il continuo riciclo di rovine norrene inserite in contesti astorici. Si aggiunge al compendio di frustrazione un gameplay traballante per movimento impreciso, platform ripetitivo, enigmi banali e combattimenti davvero piatti. In generale sono più i fastidi che i piaceri a spiccare in questo titolo, che riesce però a rimanere decente, grazie a certe idee e momenti in cui brilla.