Arcologie: città del futuro

Discipline distanti, ma con protagonisti comuni

Architettura: disciplina dedita allo studio e realizzazione di spazi fruibili per l’uomo, modificando l’ambiente in diverse scale.

Ecologia: disciplina dedita allo studio delle interrelazioni che intercorrono fra gli organismi e l’ambiente che li ospita.

Due discipline diverse che vedono però come protagonisti comuni l’ambiente e l’uomo. Quest’ultimo, nel suo proliferare quasi virale sul pianeta, ha iniziato a modificare profondamente l’ecosistema per adattarlo ai propri bisogni. Dai primi villaggi dell’antichità fino alle megalopoli moderne, l’interesse umano per la salvaguardia dell’ambiente è stato irrisorio. Guardando alla storia, il divario tra architettura ed ecologia, quando si tratta di “espandere” la presenza umana sul territorio, appare oggi più che mai profondo.

A ben vedere, le città attuali non sono nemmeno più a “misura d’uomo”, ma a “misura d’automobile”. Con l’espansione urbana, i terreni agricoli vengono spinti sempre più lontano dal centro, i servizi si moltiplicano e si disperdono, e i cittadini si ritrovano distanti dai bisogni primari e soprattutto dalla natura, principale fonte di vita. Si accentuano così confini come quello tra campagna e città, alimentando un senso crescente di alienazione dal proprio ecosistema naturale.

Lo comprese Paolo Soleri, architetto e urbanista italiano, che nel 1969 pubblicò Arcologia: la città a immagine d’uomo, un testo in cui propone una nuova concezione di spazi a misura d’uomo. Coniando il termine “Arcologia”, neologismo delle parole “Architettura” ed “Ecologia”, Soleri sottolinea il ritrovato rapporto uomo-natura, fondato su un maggiore rispetto per l’ambiente e, per estensione, per sé stessi.

L'evoluzione della concezione di città del futuro

Quella di Soleri è però l’eredità di un lungo percorso, iniziato già nel 1900, fatto di riflessioni e progetti sulle “città del futuro”. Oggi come allora ci si chiede se le città moderne possano continuare a svilupparsi secondo gli attuali schemi urbanistici o se sia necessaria una rivoluzione. Come saranno, dunque, le città del futuro? Il primo a porsi seriamente la questione fu Eugène Alfred Hénard, ideatore delle rotatorie, che nel 1910 delineò nel suo scritto Les villes de l’avenir una delle prime visioni di città futuristica.

L’urbanista francese propose una città con strade multilivello, pensate per smaltire il traffico pedonale, ridurre l’inquinamento, permettere espansioni future e ospitare condotti per ogni tipo di risorsa. Gli edifici, disposti a dentello per favorire l’illuminazione naturale, avevano tetti piani pronti ad accogliere, all’occorrenza, veicoli volanti. Diverse soluzioni proposte da Hénard in questo progetto, sono state riprese nell’urbanistica moderna, come le strade rialzate per ospitare condutture e impianti.

Le sue idee influenzarono l’urbanista franco-svizzero Charles-Édouard Jeanneret, noto come Le Corbusier, che criticava le città del suo tempo, inadatte all’era industriale e dominate dalle automobili più che dall’uomo. Le Corbusier ideò il Modulor, una scala di proporzioni basata sulle misure umane, e sviluppò progetti ispirati a Hénard: prima la Ville Contemporaine (1922), con edifici disposti a dentello; poi la Ville Radieuse (1930), con ampi spazi verdi tra edifici alti, ben distanziati e dotati di parcheggi alla base, che occupavano meno del 15% del suolo. Una ferrovia ad anello ne segnava la periferia.

L’americano Frank Lloyd Wright, tra i massimi architetti contemporanei, condivideva la visione uomo-natura di Le Corbusier, ma criticava gli spazi vuoti tra gli edifici, ritenendoli terreni incolti e poco vissuti. Per questo nel 1935 propose una variante: Broadacre City, un modello di eco-città orizzontale e agricola, primo vero archetipo di città sostenibile, ma fortemente dipendente dalla rete stradale.

Il progetto comprendeva trasporti, agricoltura e commercio come pilastri di una nuova economia comunitaria. Per Wright, la città del futuro avrebbe avuto una densità abitativa molto bassa, dispersa nell’ambiente naturale fino a dissolvere il confine tra città e campagna, come teorizzato nel suo saggio The Disappearing City. Ogni famiglia avrebbe avuto un acro di terra, con la mobilità assicurata da un sistema stradale ripensato e da macchine volanti.

Paolo Soleri e i principi delle arcologie

È proprio nei laboratori di Wright che Paolo Soleri si trasferisce nel 1947, dopo aver completato gli studi a Torino. Qui entra presto in disaccordo con le teorie del maestro, in particolare sul modello di Broadacre City, pensato più per le auto che per l’uomo. Pur mirando a eliminare il confine tra città e campagna e a riavvicinare l’uomo all’ecosistema, il modello prevedeva solo acri di terra assegnati alle singole famiglie, limitando di fatto la pedonalità. Inoltre, più che un progetto urbano, quello di Wright era un progetto socio-politico, che ignorava l’espansione demografica e promuoveva uno sviluppo orizzontale comunque invasivo per l’ambiente.

Soleri lascia lo studio di Wright e nel 1955 si stabilisce nel deserto dell’Arizona, dove fonda il suo primo laboratorio urbano, Cosanti. Qui, nel 1958, concepisce il progetto (mai realizzato) di Mesa City: una metropoli per 2 milioni di abitanti sollevata dal suolo, composta da villaggi con torri a fungo dotate di terrazzi e giardini pensili. Prevista su un altopiano, la struttura tecnologicamente avanzata si sarebbe estesa per 35 km di lunghezza e 10 km di larghezza. I risultati della ricerca saranno pubblicati nel 1969 nel volume Arcologia: la città a immagine d’uomo, dove Soleri identifica e descrive i 6 principi fondamentali di una arcologia:

Scala umana: tutto ciò che serve al cittadino dev’essere raggiungibile a piedi, con il supporto di trasporti pubblici avanzati per lunghe distanze. Si eliminano così i veicoli privati, restituendo la città all’uomo, non all’automobile.

Nesso cibo-energia: l’arcologia ristabilisce il legame tra uomo e natura. Le coltivazioni tornano vicine alla vita urbana, i cittadini partecipano alla produzione alimentare e si usano energie rinnovabili in un’ottica di autosufficienza.

Consumo marginale: l’uso accorto di tecnologie, il riciclo e una progettazione equilibrata permettono di ridurre sprechi e risorse, migliorando al contempo la qualità della vita.

Effetto urbano: la prossimità tra servizi, attività e spazi condivisi genera socialità, confronto e senso di comunità.

Densità limitata: l’arcologia si sviluppa in verticale e verso l’interno, contrastando lo sprawl urbano e rispettando l’ambiente.

Frugalità elegante: si coltiva una bellezza sobria e funzionale, fondata sull’uso essenziale di risorse, contro eccessi, sprechi e materialismo. In sintesi, fare di più con meno.

Anatomia di un Arcologia

Spiegare cos’è un’arcologia è relativamente semplice, ma descriverne il funzionamento è molto più complesso. Un punto di partenza è il concetto di autosufficienza: per quanto auspicabile, un’autosufficienza totale è non solo difficile da raggiungere, ma potenzialmente dannosa. Una città del tutto autosufficiente si isolerebbe dal resto del mondo, impedendo scambi di risorse e creando un clima culturale chiuso. L’obiettivo dovrebbe quindi limitarsi, ad esempio, all’autosufficienza energetica, favorendo comunque relazioni con l’esterno.

Quanto all’energia, l’opzione più diffusa è l’uso di pannelli solari. Data la verticalità dell’arcologia, si possono installare lungo la struttura, ma non ovunque, per non togliere luce a cittadini e coltivazioni. Alcune arcologie potranno sfruttare venti, fiumi o mari per produrre energia eolica o idroelettrica, ma non tutte avranno questi vantaggi. La soluzione ideale è un mix di fonti rinnovabili e piccole centrali nucleari: compatte, facili da gestire sul piano termico e sufficienti a garantire l’energia necessaria.

L’agricoltura ha un ruolo centrale nella concezione di un’arcologia. Lo sviluppo verticale favorisce il ripristino dell’ecosistema e della biodiversità, permettendo anche un riavvicinamento dell’uomo alla campagna. Campi, serre e coltivazioni verticali sono soluzioni possibili, ma la più efficiente potrebbe essere l’idroponica, che ottimizza lo spazio per produzioni intensive. Il principale limite resta l’illuminazione: serve garantire luce sufficiente, naturale o artificiale. Oltre a una collocazione strategica (es. sommità o margini dell’arcologia) per sfruttare al meglio la luce solare, si possono impiegare LED specifici per la crescita vegetale.

Quest’aspetto si collega all’efficienza energetica e alla gestione di rifiuti ed emissioni. Oltre alle colture, andranno inclusi anche allevamenti per carne, pesce, uova e latticini. Umani e animali generano rifiuti e CO₂, con effetti sulla qualità dell’aria e sul clima interno. Servono quindi sistemi di climatizzazione, purificazione e riciclo dell’aria, insieme a uno smaltimento dei rifiuti efficiente. Le piante, possono contribuire al ciclo ecologico assorbendo CO₂ e restituendo ossigeno tramite fotosintesi.

Questa capacità delle piante può essere sfruttata insieme ad una migliore efficienza energetica grazie all’uso selettivo degli spettri luminosi: suddividendo la luce solare in varie lunghezze d’onda, si possono usare solo quelle rosse e blu per stimolare germinazione e fotosintesi, destinando le altre, come quella verde, alla produzione energetica. Questo approccio consentirebbe di collocare le coltivazioni nelle aree interne, alimentate da luce artificiale, riservando invece le zone residenziali agli spazi esterni esposti alla luce naturale.

Parole chiave come bilanciamento e ottimizzazione diventano centrali per garantire consumo responsabile, efficienza produttiva ed energetica, e infrastrutture a misura d’uomo. Questi principi si applicano anche a trasporti e spazi condivisi. L’arcologia sfrutterebbe la tridimensionalità non solo in altezza, ma anche per ottimizzare la logistica e ridurre (o eliminare) l’uso di trasporti privati, privilegiando quelli pubblici e le aree pedonali. Gli spostamenti sarebbero non solo orizzontali e verticali, ma anche obliqui o profondi, pensati per ridurre i tempi di percorrenza e rafforzare il senso di comunità.

Il concetto di arcologia oggi

Un’arcologia è quindi un progetto socio-culturale, che rifiuta sprechi ed eccessi e mira a creare una comunità coesa e sostenibile. Tuttavia, questa visione pionieristica solleva diverse criticità: prima fra tutte i costi economici e materiali, seguiti da implicazioni sociali, politiche e culturali. Adottare un simile modello significherebbe trasformare radicalmente il modo di vivere la città. Le tecnologie attuali sono davvero pronte? E una struttura del genere può affrontare la crescita demografica? Forse servirebbe una concezione modulare, ma anche così le sfide restano numerose.

Alla fine, pur concepite e immaginate, nessuna eco-città o arcologia è mai stata realizzata. Nel 1970, Soleri avvia la costruzione di Arcosanti, un prototipo sperimentale volto a dimostrare le sue idee. Sebbene progettata per ospitare quasi 5.000 persone, la popolazione reale si aggira sotto i 100 abitanti, variabili a seconda dei volontari coinvolti. Arcosanti è infatti un progetto educativo e dimostrativo, divenuto nel tempo anche meta turistica. Comprende macrostrutture residenziali, lavorative e ricreative, dotate di elevata complessità funzionale, tecnologie pulite e collegamenti interni che rendono superfluo l’uso dei trasporti. Nel suo piccolo, cerca di incarnare i principi fondamentali di un’arcologia.

Il termine arcologia non entrò subito nella cultura di massa. Fu reso popolare da diversi autori di fantascienza dopo le pubblicazioni di Soleri, spesso in contesti distopici, in romanzi come Oath of FealtyNeuromancerThe Water Knife e The World Inside. Il grande pubblico lo conobbe anche grazie a SimCity 2000, che introdusse le arcologie come strutture avanzate, mentre il cinema ne offrì versioni (ancora distopiche) in film come Blade Runner, rafforzandone il fascino nell’immaginario del futuro dell’umanità.

Ancora oggi il concetto di arcologia suscita un forte interesse architettonico ed ecologico. La storia ha visto diversi tentativi, tutti finora falliti, rinviati o segnati da gravi difetti progettuali. Particolare il caso del Begich Towers Condominium, costruito nel 1957 e ricostruito in Alaska dopo un maremoto nel 1964. Pur non nato con quell’intento, può essere considerato un’arcologia in miniatura: ospita appartamenti, scuola, negozi e uffici pubblici, accogliendo quasi tutta la popolazione di Whittier, circa 217 abitanti.

Esempi di progetti

Tra i diversi esempi di progetti di arcologia falliti, rimandati o cancellati si ricordano:

1971 – Old Man River’s City di Buckminster Fuller, East St. Louis
Proposta come soluzione ai problemi abitativi della città dell’Illinois, consisteva in una struttura per quasi 125.000 persone, a forma di cratere lunare e coperta da una cupola trasparente di 1,6 km di diametro e 300 m di altezza.

1989 – Aeropolis 2001 della Obayashi Corporation, Tokyo
Un grattacielo alto 2001 m, con 500 piani, autosostenibile e climatizzato. Una navetta da 300 posti avrebbe collegato l’edificio in 15 minuti, fermandosi ogni 40 piani. Previsti 140.000 residenti.

1989 – Sky City 1000 della Takenaka Corporation, Tokyo
Edificio alto 1.000 m e largo 400 m alla base, composto da 14 livelli concavi che si restringono verso l’alto. Zone verdi centrali e infrastrutture abitative ai bordi. Capacità: 35.000 residenti.

1992 – Tokyo Tower of Babel di Toshio Ojima, Tokyo
Arcologia alta oltre 10 km con circa 1.250 piani e una capacità teorica di 30 milioni di persone. Un progetto palesemente irrealistico, frutto della bolla speculativa giapponese.

1995 – X-Seed 4000 di Peter Neville, Tokyo
Ispirato al Monte Fuji, sarebbe stato alto 4.000 m e largo 6.000 m alla base, con 800 piani e capienza per 500.000 persone. Previste aree pressurizzate in quota e ampi spazi verdi centrali.

1996 – Shimizu Mega-City Pyramid della Shimizu Corporation, Tokyo
Arcologia piramidale alta 2.004 m, con base di oltre 8 km² e 750.000 residenti. Per ridurne il peso si prevedeva l’uso di nanotubi di carbonio.

1996 – Hyperbuilding della OMA, Bangkok
Progetto per una città-edificio autonoma da 120.000 abitanti, con torre di 1.000 m e diametro di 250 m, dotata di tecnologie energetiche attive e passive per il microclima interno.

1997 – Torre Biónica di Celaya, Cervera e Gómez, Shanghai e Hong Kong
Composta da una torre principale alta 1.228 m e un’isola-base di 1.000 m di diametro, capace di ospitare 100.000 persone. Il progetto punta a soluzioni ecologiche ispirate alla bionica.

2005 – Dongtan di Alejandro Gutiérrez, Shanghai
Città ecologica per 80.000 persone in zona umida. Iniziata nel 2005 e interrotta nel 2010, avrebbe riciclato l’acqua per coltivazioni idroponiche.

2006 – Lean Linear City di Paolo Soleri, Macao
Città lineare autosufficiente composta da due strutture di oltre 30 piani che si estendono per centinaia di chilometri, collegate da trasporto pubblico e rampe mobili verticali.

2007 – New City Tower della POPA e T+T, Londra
Torre visionaria di 1.500 m, divisa in sezioni tra cui tre “super-quartieri” da 33.000 persone ciascuno. Facciata con grandi aperture circolari a uso ricreativo.

2007 – Crystal Island della Foster and Partners, Mosca
Struttura a forma di cristallo alta 450 m, con base di 700 m. Includeva 900 abitazioni di lusso, 3.000 hotel e infrastrutture varie. Cancellata nel 2009 per crisi economica.

2008 – Ziggurat Pyramid di Timelinks, Dubai
Piramide a terrazze capace di ospitare un milione di abitanti. Totalmente autosufficiente e a emissioni zero, alimentata da fonti energetiche naturali.

2008 – Masdar della Foster and Partners, Abu Dhabi
Città solare a zero emissioni, pensata per 50.000 abitanti. Al 2016 risultavano abitabili solo alcune sezioni, con meno di 5.000 residenti. Dotata di trasporto pubblico elettrico automatizzato.

2009 – NOAH di Kevin Schopfer, New Orleans
Arcologia galleggiante sul Mississippi alta 350 m e larga 600 m, per 40.000 persone. Tre torri convergenti in un tetraedro vuoto, resistente a uragani e disastri naturali.

2010 – Green Float della Shimizu Corporation, Tokyo
Struttura galleggiante su celle a nido d’ape, con base per 10.000 residenti, una torre industriale vegetale e una sezione aerea per 30.000 abitanti.

2011 – Permeable Lattice City di WOAH, Singapore
Megalopoli modulare fatta di torri connesse da ponti e disposte a reticolo sfalsato. Ospita oltre 100.000 persone per km².

2015 – Time Squared 3015 di Freitas, Chen e Kararavokiris, New York
Torre concettuale da 1.700 m, presentata in concorso. Composta da moduli a forma di L aperti a sud per massima esposizione solare.

2015 – Edison Tower della Jendrusch Capital, New York
Tre torri contigue alte 1.310 m, con 296 piani per 250.000 persone. Completamente alimentate da energia rinnovabile: eolica, solare e geotermica.

2021 – The Line, Tabuk
Proto-arcologia promossa dal principe Mohammed bin Salman Al Saud. Inizialmente dichiarata per 9 milioni di abitanti su 170 km, poi ridimensionata a 300.000 abitanti, 2,4 km di lunghezza, 500 m d’altezza e 200 m di larghezza. Architetti ignoti.

Visione o necessità?

Insomma, tanti progetti: molti arenati, altri cancellati, alcuni infattibili e nessuno realizzato. Nonostante le proposte esistano e le tecnologie lo permettano, l’uomo non ha ancora davvero abbracciato l’idea di abbandonare la città tradizionale in favore delle arcologie. Eppure, sviluppo verticale, autosufficienza e riduzione del trasporto privato sembrano risposte concrete a sovrappopolazione e degrado ambientale.

Soleri definisce la tendenza umana alla “vita sparsa” come deprivata e parassitaria, e in effetti l’uomo appare desensibilizzato rispetto alla salvaguardia dell’ecosistema, che continua a sfruttare senza sviluppare un rapporto di simbiosi mutualistica. Le arcologie potrebbero essere una risposta autentica ai segnali sempre più chiari che la Terra ci lancia, ricordandoci quanto siamo vicini al punto di non ritorno.

Riferimenti

Recensione

SimCity 2000

Franchise

SimCity

Ultimi articoli

Franchise

Metro

Societá

Plaion

Societá

THQ

Societá

4A Games

Recensione

SimCity

Recensione

SimCity 4

Recensione

SimCity 3000

Recensione

SimCity 2000

Recensione

SimCity

Ultimi articoli

Sottoscrivi
Notificami
0 Commenti
Più vecchi
Più recenti Più votati
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti
Effettua il Login

Non hai un account?