Il volto di Marte
L'ispirazione
Nel corso della trama di UFO: Enemy Unknown (1994), si scopre che gli alieni hanno origine da una base sotterranea situata su Marte, precisamente nella regione di Cydonia, in un’area caratterizzata da strutture simili a piramidi e da una formazione rocciosa che ricorda un volto umano. Si tratta di un riferimento diretto a una delle più celebri pareidolie della storia moderna: il cosiddetto “Volto di Marte”, immortalato negli anni ’70 e divenuto rapidamente oggetto di fascino, speculazioni e controversie.
Questo collegamento non è casuale: Cydonia è una zona marziana nota per le sue formazioni geologiche anomale, tra cui una mesa che, osservata in una specifica fotografia, sembrava raffigurare un volto umano. Gli sviluppatori del gioco si appropriano di questo immaginario suggestivo, intrecciando finzione e mito in un contesto che affonda le radici tanto nella fantascienza quanto nella storia della ricerca spaziale.
L'origine della leggenda
Il 25 luglio 1976, la sonda Viking 1 della NASA, in orbita intorno al pianeta rosso da oltre un mese, scattò una fotografia destinata a entrare nell’immaginario collettivo. Dopo aver posato il suo modulo di atterraggio sulla superficie marziana pochi giorni prima, il modulo orbitante continuava a sorvolare il pianeta, mappandone la superficie con immagini ad alta risoluzione. Fu proprio in quella data che venne immortalata la formazione che divenne famosa come il “Volto di Marte”.
La foto ritraeva una porzione della regione di Cydonia (nome che richiama l’antica polis minoica Kydonia) caratterizzata da una particolare albedo e da conformazioni geologiche come mesa, colline e valli. In mezzo a queste strutture, compariva una forma che, sotto certe condizioni di luce, sembrava riprodurre i lineamenti di un volto umano. Nonostante la NASA, già all’epoca della pubblicazione dell’immagine, avesse chiarito che si trattava di un’illusione ottica, la suggestione fu sufficiente a innescare un’ondata di speculazioni.
Psicologia della percezione
Il fenomeno del “volto” trova una spiegazione nella pareidolia, una forma di apofenia che porta il cervello umano a riconoscere figure familiari in stimoli visivi casuali. È lo stesso meccanismo che ci fa scorgere animali nelle nuvole o facce nelle macchie. Questa tendenza, probabilmente evolutasi come meccanismo di sopravvivenza per individuare predatori nascosti, può facilmente attivarsi anche di fronte a giochi di ombre su una superficie irregolare.
Nel caso specifico del volto, l’illusione fu rafforzata da un’ombra particolare generata dalla luce radente sulla mesa e da un punto nero generato da una perdita di dati nell’immagine, posizionato proprio dove sarebbe dovuta esserci la narice. Questo piccolo dettaglio accentuò la somiglianza con un volto umano, scatenando reazioni emotive e immaginari collettivi.
Dalle smentite scientifiche alle pseudoscienze
Con l’arrivo di nuove missioni, come quella della sonda americana Mars Global Surveyor nel 1998 e successivamente della sonda europea Mars Express nel 2006, la qustione fu definitivamente chiarita. Le nuove foto mostrarono senza ambiguità che la formazione era una normale altura rocciosa, scolpita dall’erosione, e che il “volto” era frutto di ombre ingannevoli. Un fenomeno analogo riguarda il cratere di Galle, sempre su Marte, che osservato da una certa prospettiva ricorda un volto sorridente.
Nonostante le spiegazioni ufficiali, il “Volto di Marte” divenne terreno fertile per teorie cospirazioniste. Una delle più note è quella sostenuta da Richard Hoagland, scrittore e pseudoscienziato, che nel 1987 pubblicò un libro in cui sosteneva che la formazione fosse una struttura artificiale, parte di un complesso più ampio composto anche da piramidi disposte secondo schemi geometrici, presunto lascito di una civiltà marziana.
Le sue tesi furono ulteriormente alimentate da Zecharia Sitchin, noto per le sue teorie pseudoarcheologiche sugli Anunnaki e il paleocontatto, che collegava il volto marziano ai miti sumerici e alle piramidi terrestri, in particolare quella di Cheope. Tuttavia, nessuna di queste teorie ha mai trovato riscontro nel mondo accademico, e il “Volto di Marte” è oggi universalmente considerato un caso emblematico di pareidolia.
Influenza nella cultura pop
L’eco del volto marziano ha però travalicato il confine della scienza per insediarsi nella cultura popolare. La sua immagine ha ispirato romanzi, film e serie TV. Tra questi, il romanzo Labyrinth of Night di Allen Steele, il film Mission to Mars diretto da Brian De Palma e persino una puntata della prima stagione di X-Files hanno sfruttato questo simbolo carico di mistero per alimentare narrazioni extraterrestri e suggestioni mitologiche.
È in questo contesto che UFO: Enemy Unknown (1994) attinge al mito di Cydonia, trasformandolo in ambientazione narrativa e legando in modo efficace storia, scienza e fiction. Una scelta che mostra quanto il videogioco possa fungere da specchio culturale, capace di riflettere e reinterpretare miti contemporanei, e al tempo stesso contribuire alla loro sopravvivenza nell’immaginario collettivo.