L’oltretomba attraverso le civiltà

Diverse interpretazioni di aldilá

In Tomb Raider: Underworld, Lara Croft si avventura in un viaggio unico che esplora diverse interpretazioni dell’aldilà, plasmate dalle culture di civiltà antiche. Ogni ambientazione rappresenta un’idea di oltretomba, un riflesso mitologico e culturale, è un mosaico di leggende e simbolismi, in cui l’oltretomba assume forme diverse, incarnando le credenze spirituali e i valori di civiltà passate.

Avalon, l’isola delle mele

Nella mitologia celtica, Avalon è un’isola leggendaria associata al mito di Re Artù. Il nome “Avalon” deriva probabilmente dal termine bretone “aval”, che significa “mela”, indicando l’isola come “l’isola delle mele”. Questo frutto ha un significato simbolico nella cultura celtica, rappresentando l’immortalità e la conoscenza.

Avalon è descritta come un luogo di grande bellezza e fertilità, un paradiso terrestre dove la malattia e la morte non esistono. Secondo le leggende, è il luogo in cui fu forgiata Excalibur, la spada di Re Artù, e dove il re fu portato dopo la battaglia di Camlann per essere guarito dalle sue ferite. Alcuni studiosi identificano Avalon con Glastonbury Tor, una collina nel Somerset, in Inghilterra, che un tempo era circondata dall’acqua, conferendole l’aspetto di un’isola. L’isola di Avalon simboleggia un luogo di riposo eterno e di connessione con il divino, riflettendo l’importanza dell’aldilà nella spiritualità celtica.

Bhogavati, capitale dei Nāga

Nella mitologia induista, Bhogavati è la leggendaria città sotterranea dei Nāga, esseri mitologici metà uomini e metà serpenti. Il nome “Bhogavati” si traduce in “città del piacere” o “città del godimento”, riflettendo la sua descrizione come un regno sotterraneo ricco e affascinante.

Bhogavati è situata nel Patala, uno dei sette regni sotterranei nella cosmologia induista. È governata da Vasuki, il re dei Nāga, e spesso associata al fiume Gange nelle sue regioni inferiori. La città è descritta come un luogo di grande bellezza, adornato con gioielli e ricchezze, superando persino la magnificenza di Svarga, il paradiso induista.

I Nāga sono considerati guardiani delle acque e simboli di fertilità e prosperità, ma possono anche rappresentare pericolo e inganno. La loro dimora sotterranea, Bhogavati, riflette questo dualismo, essendo un luogo sia di piacere che di potenziale pericolo.

Xibalba, luogo dell’orrore

Nella mitologia Maya, Xibalba è l’oltretomba governato dagli spiriti della malattia e della morte. Il nome “Xibalba” può essere collegato a “Xibinem” (“Orrore”) o a “Xibil” (“Occulto”), indicando la sua natura temibile e nascosta. Secondo il Popol Vuh, il libro sacro dei Maya Quiché, Xibalba è un vasto regno sotterraneo accessibile attraverso grotte, come quelle nei pressi di Cobán, in Guatemala.

È descritto come un luogo oscuro e spaventoso, pieno di trappole e prove mortali per le anime dei defunti. I signori di Xibalba, come Hun-Camé e Vucub-Camé, sono divinità della morte che sottopongono le anime a numerose sfide prima di permettere loro di proseguire il loro viaggio nell’aldilà. Xibalba rappresenta la concezione Maya dell’oltretomba come un luogo di prova e purificazione, dove le anime devono dimostrare il loro valore per raggiungere la pace eterna.

Hel, il regno di nebbia e ghiaccio

Nella mitologia norrena, Hel è sia il nome della dea dei morti che del regno che governa. Hel, la divinità, è figlia di Loki e della gigantessa Angrboða, e i suoi fratelli sono Fenrir, il lupo, e Jormungand, il serpente marino. Quando venne al mondo, la malattia colpì per la prima volta l’umanità, portando dolore e disperazione.

Il regno di Hel, noto anche come Helheimr, è uno dei nove mondi della cosmologia norrena ed è considerato la dimora dei morti. È descritto come un luogo oscuro e freddo, avvolto da ghiaccio e fitta nebbia, situato in profondità sotto la radice settentrionale dell’albero cosmico Yggdrasil. Hel accoglie le anime di coloro che non sono morti in battaglia, offrendo loro un luogo di riposo nell’aldilà.

La figura di Hel e il suo regno riflettono la visione norrena della morte non come una fine gloriosa, ma come una continuazione dell’esistenza in un luogo di quiete e ombra, governato da una divinità che incarna sia la morte che la compassione.

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