Monstrum, o ritratto dei witcher

L’origine di un pregiudizio

In tutta la saga, circola un testo anonimo intitolato proprio come questa riflessione, che in breve descrive cosa sono i witcher. Da notare il “cosa” e non “chi”. L’autore non si interroga sulla loro vera natura, ma li riduce a “cose”, senza fornire spiegazioni oggettive, rendendo chiaro che sia stato scritto da qualcuno che non conosce davvero i witcher e semplicemente li disprezza. Il libro, più che essere di carattere esplicativo infatti, volge a denigrare e decostruire il witcher, dipingendolo per quello che in genere è pagato per uccidere, un mostro. Un atteggiamento alquanto ipocrita e razzista, anche e soprattutto se si guarda alla storia e al perché siano nati i witcher.

Per meglio dire, un witcher non nasce tale, ma viene creato. In tenera età, un bambino viene sottoposto a mutazioni alchemiche e addestramenti massacranti, che potenziano i suoi sensi e gli consentono di usare una forma limitata di magia (i “Segni”). Questo percorso è estremamente pericoloso: pochi sopravvivono alle trasformazioni, e quelli che ce la fanno restano sterili. Le prove richieste includono addestramenti spietati e studio di anatomia e alchimia, rendendo il witcher un combattente letale specializzato nell’uccisione di creature mostruose.

L’eredità dell’Ordine dei Witcher

L’idea dei witcher nasce quando gli uomini si stabilirono nelle regioni settentrionali del continente, trovandosi a fronteggiare la costante minaccia dei mostri di quelle terre. I sovrani affidarono allora ai loro maghi il compito di creare un ordine di maghi-cavalieri in grado di eradicare la minaccia. Nacquero così i primi esperimenti, da cui derivarono esseri potenziati fisicamente ma con capacità magiche limitate.

La maggior parte dei maghi considerò questi risultati un fallimento: disprezzando la loro natura imperfetta, li etichettarono in modo dispregiativo come witchers (da “witch”, strega), ritenendoli capaci solo di banali stregonerie (i cosiddetti segni) e li bandirono, abbandonando il progetto. Non tutti i maghi, però, rinunciarono. Alcuni continuarono a collaborare con i witcher, aiutandoli a sviluppare un addestramento rigoroso che comprendeva lo studio dell’alchimia, dell’anatomia dei mostri, l’uso delle armi e le tecniche di caccia. Nacque così l’Ordine dei Witcher, i cui membri viaggiavano per il continente eliminando creature in cambio di compensi.

Con il tempo, tuttavia, l’Ordine perse i valori cavallereschi originari. Sorsero presto conflitti interni che sfociarono in veri e propri scontri tra i membri dell’ordine, portandolo gradulamente allo smantellamento. I witcher iniziarono a separarsi in gruppi distinti, fondando diverse scuole, ciascuna con metodi e ideali propri. L’ultima a staccarsi fu quella che diede vita alla Scuola del Lupo, la stessa del protagonista della saga. Da quel momento ebbe inizio la seconda era dei witcher: divisi ma ancora attivi, continuarono a cacciare mostri, seppur con approcci diversi. 

Col passare degli anni, le creature mostruose divennero sempre più rare, e con loro diminuì anche il bisogno di professionisti specializzati. La reputazione dei witcher, già compromessa, crollò ulteriormente a causa dei rapporti conflittuali con regnanti e chiese, e ben presto iniziarono a essere visti come mostri a loro volta. È una tragica ironia: i witcher, creati per proteggere gli uomini, vengono guardati con sospetto e disprezzo proprio da coloro che ne richiedono i servigi. I witcher dunque non scelgono il proprio destino: sono creati per proteggere l’umanità, ma sono costretti a farlo vivendo nell’odio di coloro che dovrebbero difendere.

Chi è davvero il “mostro”?

C’è una sottile, amara ironia nel fatto che un essere definito mostro per la sua diversità, il witcher, sia incaricato di proteggere l’umanità, spesso composta da veri e propri mostri morali, eliminando creature soprannaturali altrettanto etichettate come mostri. Ma a questo punto sorge una domanda inevitabile: che cos’è davvero un mostro? Se si risale all’etimologia latina del termine, monstrum, il significato originario è “prodigio” o “fenomeno portentoso”, con connotazioni che possono essere tanto negative quanto straordinariamente positive.

Il witcher, in effetti, è un essere dotato di capacità straordinarie, che impiega al servizio degli uomini. Eppure, è percepito attraverso la lente dell’accezione negativa del termine: un mostro è visto come qualcosa di anomalo, deforme, disumano, oppure come qualcuno che trasgredisce le norme sociali al punto da risultare minaccioso. In questo senso, basta essere diversi per diventare un potenziale mostro. La paura del diverso, infatti, è alla base della costruzione di molti “mostri” nella coscienza collettiva.

Nel mondo immaginato da Andrzej Sapkowski, però, la questione si complica. Esistono sì creature aberranti e pericolose, ma non tutte meritano la definizione di mostro in senso morale. Alcune sono senzienti, pacifiche, persino capaci di provare emozioni. Il ruolo del witcher, allora, va oltre la semplice eliminazione delle minacce: implica discernimento, valutazione, e spesso un conflitto tra codice professionale e morale personale. Capire cosa è davvero un mostro, in un mondo dove l’umanità stessa può esserlo, diventa la sfida più difficile.

L’abisso di Nietzsche

Non tutti i witcher agiscono allo stesso modo, smentendo la credenza, diffusa nella lore del gioco, che li vuole privi di emozioni. Geralt ne è la prova vivente: spesso si trova a decidere se uccidere immediatamente una creatura o indagare prima sulla sua natura, se risparmiare un mostro o eliminarlo, seguendo un proprio codice morale. Queste scelte individuali, lontane da una logica meccanica o assoluta, hanno alimentato la diffidenza nei confronti dei witcher. Non tutti, del resto, sono mossi da buone intenzioni: alcuni si sono dimostrati crudeli, egoisti, persino spietati.

Come scrive Nietzsche ne Al di là del bene e del male:

Chi lotta contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E quando guardi a lungo in un abisso, anche l’abisso ti guarda dentro.

Diventare un witcher significa studiare la natura dei mostri per affrontarli… ma anche assumere, agli occhi della società, un aspetto simile al loro. La vera sfida è conservare la propria umanità, anche quando tutto spingerebbe a perderla. Continuare a proteggere chi ti discrimina, pur non avendo scelto quel destino, è ciò che distingue un witcher da un vero mostro. Perché se cedi all’abisso, allora dai ragione a chi ti teme, diventi un mostro.

In fondo, è proprio questo che le persone vogliono: avere dei mostri da condannare. Se non li trovano, li inventano. Li creano per sentirsi migliori, per convincersi che, qualunque cosa facciano, non saranno mai così mostruosi come “quelli là fuori”. Sapere che esiste qualcuno peggiore li solleva, li alleggerisce. Parafrasando lo stesso Sapkowski da Il guardiano degli Innocenti:

Gli uomini amano inventare mostri e mostruosità. Così hanno l’impressione di essere loro stessi meno mostruosi. Quando bevono, imbrogliano, rubano, uccidono, stuprano, lasciano morir di fame, distruggono… amano pensare che più mostruosi di loro c’è sempre qualcos’altro, un mostro creato o identificato da loro come tale. Allora si sentono in qualche modo il cuore più leggero. E trovano più facile vivere.

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