Cover BioShock Infinite

BioShock Infinite

26 Marzo 2013
Genere
Sottogenere
Archetipo

FPS

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Franchise

BioShock Infinite

26 Marzo 2013
Cover BioShock Infinite
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FPS

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Sviluppatore

Editore

Franchise

Recensione

Versione testata: PC, Standard Edition
Pubblicato: 15/02/2025
Premessa

Tornano a lavorare su questo terzo capitolo Irrational Games e Ken Levine. Questa volta il titolo non porta una numerazione ma il sottotitolo “Infinite”, che simboleggia perfettamente il tema principale. Levine per questo terzo capitolo della saga ha voluto allontanarsi da Rapture per realizzare a detta sua un “nuovo” Bioshock diverso e lontano dai primi due eppure estremamente connesso.

Comparto narrativo

Un debito da saldare

Nel 1912, l’ex-detective Booker DeWitt si trova schiacciato dai debiti di gioco. La sua unica possibilità per estinguerli è accettare un incarico apparentemente semplice: recuperare una misteriosa ragazza dalla città volante di Columbia. Una premessa tanto semplice quanto banale, che riserba tuttavia una una storia molto più profonda di quanto lasci intendere.

Razzismo ed estremismo religioso

Sin dai primi passi a Columbia, emerge con forza il tema del razzismo: i bianchi “puri” relegano le persone di colore a ruoli servili, sfruttandole come forza lavoro. Tale tensione alimenta lo scontro tra Jeremiah Fink, magnate a capo delle industrie Fink e dei Fondatori (élite aristocratica al potere), e i Vox Populi, movimento rivoluzionario guidato da Daisy Fitzroy. Quest’ultima vuole porre fine alle ingiustizie e rivendicare la libertà per tutte le etnie. Il risultato è una guerra civile costante, che fa da sfondo a un ulteriore elemento cruciale del gioco: la religione.

Zachary Comstock, autoeletto “profeta” di Columbia, mantiene il controllo della città grazie a un rigido regime teocratico. I suoi seguaci, pronti a immolarsi per la sua causa, incarnano l’estremismo religioso che permea ogni aspetto di Columbia. Le credenze utilizzate come strumento per giustificare prevaricazioni e violenze mostrano come la religione possa essere deformata sino a divenire fanatismo.

Elizabeth e la fisica quantistica

La missione di Booker è liberare Elizabeth, la giovane donna al centro di ogni macchinazione. Il giocatore scopre gradualmente il suo passato e il legame che la unisce sia a Comstock sia allo stesso Booker. Più di qualsiasi altro, è il personaggio di Elizabeth a rivelarsi l’anima del gioco: la sua evoluzione, i suoi poteri e la complessa rete di segreti che la circondano catturano l’attenzione ancor più della missione principale.

A fare da motore narrativo è la fisica quantistica, per la precisione “l’interpretazione a molti mondi” nella meccanica quantistica e quindi la teoria dei multiversi o di mondi paralleli. In questo contesto, i “fratelli” Lutece, personaggi dal comportamento enigmatico e dall’umorismo tagliente, giocano un ruolo decisivo. Sembrano sapere tutto di Booker e di Columbia, e appaiono in momenti chiave per indirizzare il protagonista, lasciando intuire che dietro la loro conoscenza si nasconda molto di più di quanto mostrino.

Tanti altri personaggi, anche marginali, sono ben scritti e inseriti in modo coerente nel contesto di Columbia, e i numerosi audiolibri disseminati per la città permettono di approfondire il passato di ognuno, colmando i vuoti di una trama che si rivela via via più intricata.

Narrazione ed ambientazione

A differenza dei precedenti capitoli di BioShock, qui il protagonista parla e interagisce apertamente con gli altri personaggi, rendendo la storia più coinvolgente e fluida. Seppur non manchino alcune forzature di copione, si denota una superba scrittura di intreccio e dialoghi. L’unico appunto va a qualche momento di calo, dovuto talvolta al doppiaggio, ma nulla che incrini la coerenza generale del racconto.

Columbia, pur distaccandosi nettamente dall’oscurità di Rapture, si mostra straordinariamente ispirata. L’architettura neoclassica americana di fine Ottocento convive con elementi di fantascienza, come la tecnologia quantistica che mantiene in cielo l’intera città e ne definisce l’atmosfera. Una scelta cromatica chiara, quasi abbagliante, trasmette un senso di purezza e idealismo, in forte contrasto con la violenza e il fanatismo religioso che invece permeano le vie e i cittadini.

Anche in BioShock Infinite compaiono occasioni per prendere decisioni in momenti cruciali. Tuttavia, a differenza del passato, queste scelte non influiscono sul finale né sull’andamento concreto degli eventi, ma servono principalmente a ribadire alcuni concetti filosofici chiave. Sono espedienti che il gioco utilizza per far riflettere il giocatore sulle sfumature morali e sui conflitti interni di Booker DeWitt.

Gameplay

Linearità e shooting veloce

BioShock Infinite abbandona molte delle complessità dei capitoli precedenti per offrire uno shooter veloce e reattivo. L’interfaccia è ulteriormente ridotta all’essenziale: in alto a sinistra troviamo salute e scudo, mentre in basso a sinistra compaiono il Vigor equipaggiato e la quantità di Sali disponibili. In basso a destra, invece, è riportato l’arma attualmente selezionata insieme al numero di munizioni rimanenti.

Le mappe di Infinite si mostrano meno aperte e più rettilinee rispetto a quelle dei primi BioShock, riducendo lo spazio per un’esplorazione approfondita. L’intelligenza artificiale dei nemici non brilla in modo particolare, ma la varietà di unità e la presenza di alcune tipologie “speciali” assicurano un’azione piuttosto vivace. Sono presenti occasionali missioni secondarie, sebbene non riescano a offrire momenti particolarmente avvincenti. La semplificazione generale, la minor enfasi sull’esplorazione e la ridotta importanza delle risorse fanno di BioShock Infinite un titolo più accessibile, ma anche meno sfaccettato rispetto alla tradizione della serie.

Scontri tra armi e vigor

Il ventaglio delle armi spazia dalle classiche pistole a vari tipi di mitragliatrici e fucili, con l’aggiunta di soluzioni più particolari. A differenza dei precedenti BioShock, qui si possono portare con sé solo due armi alla volta, scambiabili liberamente con quelle lasciate dai nemici o rinvenute lungo la strada. Ogni arma dispone di fino a quattro potenziamenti, acquistabili spendendo denaro, che migliorano parametri come danno e cadenza di fuoco. Il risultato è un gunplay solido e gratificante, con un feedback superiore rispetto ai precedenti capitoli della saga.

La controparte dei plasmidi di Rapture prende il nome di “Vigor”. Questi poteri sovrannaturali attingono ai Sali per funzionare e si possono scegliere tramite una ruota di selezione comoda e intuitiva. Sono otto in totale, ottenibili avanzando nella storia, e possiedono upgrade acquistabili con il denaro. È possibile tenere pronti due Vigor contemporaneamente, abbinandoli a seconda delle situazioni, e combinarli con le armi per dar vita a delle combo. Sparse nell’ambientazione si trovano anche parti di vestiario, fino a quattro equipaggiabili, che offrono bonus passivi, nonché potenziamenti permanenti da assegnare a salute, scudo o riserva di Sali.

Lo Skyline ed Elizabeth

Durante gli scontri è possibile sfruttare le rotaie sospese, chiamate “Skyline”, per muoversi rapidamente da un punto all’altro della mappa e colpire i nemici con effetto sorpresa. Questa meccanica introduce una certa verticalità e un approccio più dinamico ai combattimenti, anche se la sua utilità dipende molto dal design lineare dei livelli, non sempre favorevole a manovre particolarmente strategiche.

Elizabeth, la ragazza che Booker deve salvare, accompagna il giocatore per gran parte dell’avventura. Non ha bisogno di protezione, anzi aiuta attivamente recuperando e lanciando Sali, munizioni o kit medici nei momenti di necessità. La sua abilità più rilevante consiste nel materializzare oggetti a nostro vantaggio in punti prestabiliti dello scenario: coperture, casse di munizioni, scorte mediche e così via. Inoltre, Elizabeth trova grimaldelli e denaro nascosto con maggiore o minore frequenza in base al livello di difficoltà selezionato.

Comparto tecnico

Stile visivo e atmosfera

BioShock Infinite adotta uno stile grafico che non punta al realismo estremo, ma neanche ricorre a tecniche come il cel-shading, dando vita a una resa leggermente caricaturale della realtà. Ciò che spicca davvero è il colpo d’occhio generale: Columbia sfoggia colori vividi e luminosi, enfatizzando un’atmosfera armoniosa e quasi rassicurante, in netto contrasto con la cupezza tipica di Rapture. Questa scelta cromatica ben si sposa con la deriva religiosa e l’ambientazione storica, mentre i toni più scuri e decadenti emergono solo nelle zone malfamate o abbandonate della città, rompendo il classicismo che domina altrove.

Tecnicamente altalenante

Alcuni particolari, come il surriscaldamento delle armi e gli effetti particellari, arricchiscono visivamente il mondo di gioco. Tuttavia, sul piano tecnico sono presenti alti e bassi: le ombre, ad esempio, appaiono talvolta poco definite, e il sistema di renderizzazione fatica a gestirle in modo ottimale. Le luci restano buone, ma statiche e non volumetriche, e sebbene le animazioni generali siano di buon livello, quelle di personaggi secondari o non fondamentali appaiono meno curate.

Il titolo é capace di brillare grazie ad una scenografia e direzione artistica sublimi, che si accompagnano ad una resa grafica solida. Alcune opzioni grafiche tuttavia, invece di migliorare la resa, possono causare cali di performance o persino peggioramenti estetici, segno di un’ottimizzazione non sempre all’altezza. Nulla di così grave da compromettere l’esperienza, ma la sensazione finale è di un comparto tecnico che non riesce a mantenere uno standard omogeneo in ogni suo aspetto.

Colonna sonora e doppiaggio

Da un punto di vista sonoro, il titolo vanta un’ottima selezione musicale, con canti corali ed esecuzioni che sottolineano l’eccezionalismo americano e la deriva teocratica della città. Non mancano tracce su licenza, coerenti con il periodo storico in cui è ambientato il gioco. Il doppiaggio si rivela di buona qualità, mostrando solo occasionali imprecisioni di tono o qualche lieve disallineamento labiale, senza però pregiudicare l’immersività dell’avventura.

Standard
Gioco base;

Premium Edition
Gioco base, Art Book, statuetta 25mm di un Handyman, litografia Vigor Bacio del Diavolo, portachiavi Corvi Assassini, colonna sonora, 3 esclusivi equipaggiamenti;

Ultimate Songbird Edition
Gioco base, Art Book, statuetta 25mm di un Handyman, litografia Vigor Bacio del Diavolo, portachiavi Corvi Assassini, colonna sonora, 3 esclusivi equipaggiamenti, statua di 24cm di Songbird;

Complete Edition
Gioco base, tutti i DLC;

Interpretazione a Molti Mondi
La teoria della meccanica quantistica dell’ interpretazione a molti mondi propone una diversa considerazione del collasso della funzione d’onda rispetto all’interpretazione di Copenaghen, che vede sostanzialmente annullato qualsiasi paradosso relativo al tempo e allo spazio.

Il Battesimo
La simbologia dietro il battesimo in Bioshock Infinite, che attraverso i sottotemi dell’eccezionalismo di Columbia, il razzismo, la ribellione e l’estremismo religioso, porta al classico tema cardine della serie, la scelta, in un viaggio attraverso i preconcetti di destino e predeterminazione, tra passato e futuro, tra variabili e costanti.

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BioShock Infinite offre una storia straordinaria, punteggiata da personaggi carismatici e tematiche impegnative affrontate con coraggio e coerenza, grazie all’uso sapiente della teoria dei multiversi. L’ambientazione di Columbia, con la sua estetica luminosa e la vibrante influenza religiosa, dona un respiro completamente nuovo alla saga, sostenuta da un comparto grafico affascinante e una colonna sonora che ne esalta l’atmosfera. L’esperienza di gioco, per quanto risulti più semplificata e meno profonda rispetto ai capitoli precedenti, gode comunque di un gunplay intenso e soddisfacente, destinato però a scadere con il tempo in una certa ripetitività. Nonostante ciò, il titolo brilla per la sua narrazione, con colpi di scena e intrecci che si sviluppano in modo organico e avvincente, confermando il talento di Ken Levine nel cesellare universi narrativi complessi. A differenza del primo BioShock, a cui si avvicina per qualità generale, Infinite non raggiunge quello stesso equilibrio tra profondità del gameplay e ricchezza tematica, ma resta comunque una gemma imperdibile per ogni appassionato di Action dal forte impatto emotivo.

Personalmente ho accolto di buon grado le semplificazioni che BioShock Infinite introduce nel gameplay. Il gioco risulta sì più lineare e veloce, con meno elementi da “immersive sim” e minore enfasi sull’esplorazione, ma proprio queste sottrazioni hanno eliminato diverse meccaniche che, secondo me, zavorravano l’azione nei precedenti capitoli. Invece di sentire la mancanza dell’hackeraggio e delle sezioni più “survivor”, ho apprezzato la maggiore fluidità degli scontri e l’immediatezza nel gestire armi e poteri, benché la capacità di Elizabeth di aprire gli squarci non mi abbia entusiasmato come speravo, restando poco valorizzata. In compenso, ho trovato straordinaria l’atmosfera che permea ogni momento di gioco: la varietà cromatica, la direzione artistica e, soprattutto, una colonna sonora che mi ha rapito dall’inizio alla fine. Tuttavia, il vero punto di forza, quello per cui considero BioShock Infinite un capolavoro a tutti gli effetti, è la trama. Raramente ho visto una storia così ben congegnata, con personaggi talmente solidi e riflessioni così profonde, capaci di incastrarsi con sorprendente naturalezza nella complessa teoria quantistica del multiverso. Tutto ciò, a mio parere, rende questo titolo uno dei gioielli più brillanti della serie.

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