Recensione
Premessa
Dopo 4 titoli sviluppati consecutivamente, “Core Design” dimostra una certa stanchezza e mancanza di idee, riversata nel lavoro di pochi mesi in questo nuovo titolo del franchise. “Eidos Interactive” ha insistito che la serie continuasse, anche dopo le scelte di trama impostate dal team di sviluppo nel capitolo precedente ed ecco che, nel 2000, viene pubblicato un prodotto che sembra non mostrare impegno, amore o originalità da un team che ormai non sa più che inventarsi per ottemperare le richieste del publisher.
Comparto narrativo
La struttura narrativa
La trama di Tomb Raider V: Chronicles è suddivisa in quattro avventure indipendenti, raccontate dai più cari amici di Lara, riuniti nel maniero dei Croft per commemorare la sua scomparsa in Egitto, avvenuta negli eventi della sua precedente avventura. Invece di una storia principale, il gioco propone una serie di episodi che fungono da pretesto per esplorare vecchie imprese di Lara, ognuna ambientata in un luogo diverso e legata alla ricerca di antichi manufatti.
Winston, il fidato maggiordomo, ricorda le missioni di Lara a Roma, dove era alla ricerca della Pietra Filosofale, e a New York, impegnata a recuperare l’Iris. Padre Dunstan, invece, narra un’avventura ambientata in Irlanda, con una giovane Lara alle prese con atmosfere cupe e misteriose. Infine, Charles Kane rievoca la missione di Lara a bordo di un sottomarino sovietico della Seconda Guerra Mondiale, alla ricerca della Lancia del Destino.
Debolezze nella narrazione
Nonostante l’abbondanza di cutscenes e dialoghi, il racconto manca di pathos e coesione, risultando più un collage di episodi separati che una narrazione fluida. Ogni avventura offre solo il contesto essenziale per giustificare il proprio svolgimento, senza antagonisti memorabili o minacce significative a ostacolare Lara. Alcuni personaggi secondari della serie fanno il loro ritorno, ma il loro ruolo è marginale e poco incisivo.
Le ambientazioni
Le ambientazioni, pur variate, non riescono a lasciare il segno. Roma appare sottoutilizzata, il sottomarino sovietico è piuttosto anonimo, e il complesso di New York manca di personalità. L’Irlanda si distingue leggermente grazie alle sue sfumature horror, che conferiscono un’atmosfera più intrigante e profonda rispetto agli altri scenari.
Gameplay
Nessuna vera innovazione
Il gameplay di Tomb Raider V: Chronicles rimane pressoché identico al capitolo precedente. Uniche novità, la possibilità di attraversare corde tese mantenendo l’equilibrio e di eseguire rotazioni su sbarre orizzontali. Per il resto, il sistema di movimento si basa ancora sui tank controls, con salti e movimenti sistematici. Lara può arrampicarsi, restare appesa, scalare pareti e soffitti, e strisciare in spazi stretti, mantenendo le meccaniche classiche della serie.
Limitazioni
A penalizzare ulteriormente un gameplay già poco innovativo, sono l’assenza di veicoli, presenti nei precedenti capitoli, e la limitazione delle armi, che variano a seconda del livello. A Roma, Lara può usare le sue classiche doppie pistole, il revolver e gli Uzi; nel sottomarino ha accesso a pistole, shotgun e Desert Eagle; a New York può contare sull’MP5; mentre in Irlanda è completamente priva di armi, costretta a trovare soluzioni alternative per evitare i nemici.
Puzzle e level design
I puzzle risultano banali e poco ispirati, spesso ridotti a una caccia alla chiave necessaria per aprire porte e avanzare. Il design dei livelli soffre di scarsa inventiva e presenta una difficoltà contenuta, con percorsi che sanno troppo di già visto. Molte sezioni privano Lara delle armi, costringendo il giocatore a trovare vie alternative per superare gli ostacoli.
Combattimenti e boss fight
Neanche i combattimenti non presentano novità significative rispetto al passato. Torna la mira manuale introdotta nel capitolo precedente, qui maggiormente marcata e talvolta essenziale per il progresso. Le boss fight, pur offrendo spunti ispirati in alcuni casi, rimangono generalmente di bassa qualità.
Tentativi di varietà e bilanciamento
Sono presenti sezioni stealth, ma la loro qualità e quantità non riescono a diversificare adeguatamente il gameplay. Inoltre, la distribuzione di munizioni e medikit, così come il bilanciamento tra sezioni platform, action e puzzle, risulta mal calibrata. I classici segreti, sparsi nei livelli, fanno il loro ritorno: raccogliendoli tutti si sbloccano contenuti speciali come storyboard e concept art.
Comparto tecnico
Stesso motore di gioco
Tomb Raider V: Chronicles si presenta graficamente identico al capitolo precedente, basandosi sul medesimo engine senza apportare significativi miglioramenti o accorgimenti tecnici. L’unica novità degna di nota è una maggiore fluidità nei fotogrammi durante i filmati FMV.
Animazioni, effetti e texture
Sul fronte delle animazioni, degli effetti visivi, delle luci e delle texture, non si riscontra alcun progresso rispetto al passato. Il titolo manca di innovazioni tecniche capaci di distinguersi, offrendo un comparto visivo che appare ormai datato per l’epoca della sua uscita.
Colonna sonora e doppiaggio
La colonna sonora è poco incisiva, riproponendo molti temi già utilizzati nei titoli precedenti e introducendo solo un numero limitato di tracce originali. Per quanto riguarda il doppiaggio, Jonell Elliott torna a dare voce a Lara Croft nella versione originale, mentre Elda Olivieri conferma la sua interpretazione nella versione italiana.
Standard
Gioco base;
La Pietra Filosofale
La pietra filosofale é forse la più grande leggenda dell’ambito alchemico-esoterico, e al tempo stesso la più grande fantasia umana, in quanto racchiude le tre cose che l’uomo più di ogni altro ambisce ad avere nella vita, ossia tempo, conoscenza e denaro.
La Lancia del Destino
La lancia che trafisse il costato di Cristo e che si impregnò del suo sangue. Molte sono state le reliquie identificate come tale lancia, ma nessuna prova esiste per la conferma di nessuna di esse. Una sola, secondo tradizione cristiana, sembra essere la più vicina.
Conclusione
Opinione
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Tomb Raider: Chronicles rappresenta un tentativo poco ispirato e affrettato, risultato di una cattiva idea portata avanti senza la dovuta cura. La fretta e la mancanza di innovazione si manifestano chiaramente già dal comparto narrativo, privo di una vera storia coesa e povero sotto ogni aspetto. Il gameplay ripropone le stesse meccaniche dei capitoli precedenti, senza alcuna evoluzione significativa. Le animazioni e le idee di level design rimangono in gran parte riciclate, mentre il platforming appare banale, i puzzle quasi inesistenti e i combattimenti monotoni. Anche sul fronte tecnico, il gioco rimane ancorato al passato, senza miglioramenti sostanziali. A questo si aggiunge un impatto scenico trascurabile: ambientazioni poco coinvolgenti e una colonna sonora anonima completano un’esperienza priva di spessore. In definitiva, questo capitolo non è pessimo, ma banale in tutto ciò che propone. Dopo quattro giochi consecutivi, il team avrebbe avuto bisogno di una pausa per riflettere e rinnovarsi, ma Eidos ha scelto diversamente, forzando la produzione di un titolo anonimo.
Questo gioco incarna tutta la stanchezza di una serie ormai spremuta fino all’osso. Si percepisce fin da subito una piattezza disarmante, con le meccaniche e gli asset riciclati, la narrazione del tutto assente e persino i puzzle, del tutto banali. Al termine, Tomb Raider: Chronicles non lascia quasi nulla. Non si può neanche definire un ‘more of the same’, ma più un ‘less than usual’. Trovo che questo capitolo rappresenti il punto più basso raggiunto finora, un prodotto che fatica persino a ritrovare il fascino dei precedenti episodi. Un peccato, perché avrebbe potuto chiudere in modo più dignitoso l’era classica di Lara Croft.