Cover Rise of the Tomb Raider

Rise of the Tomb Raider

10 Novembre 2015
Genere
Sottogenere
Archetipo

TPS

Sviluppatore
Editore
Franchise

Rise of the Tomb Raider

10 Novembre 2015
Cover Rise of the Tomb Raider
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Sottogenere
Archetipo

TPS

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Sviluppatore

Editore

Franchise

Recensione

Versione testata: PC, Standard Edition
Pubblicato: 27/01/2025
Premessa

Dopo il solido primo capitolo, Crystal Dynamics torna con un seguito che aveva il compito di evolvere e perfezionare ciò che di buono aveva fatto nel 2013, dimostrando di ascoltare critica e fan. Se prima con Tomb Raider (2013), abbiamo visto la nascita di una sopravvissuta, in Rise of Tomb Raider ne vediamo l’ascesa, con una Lara che, con le esperienze passate, si dimostra fin da subito pericolosa, in un sequel dalle eccellenti qualità.

Comparto narrativo

Alla ricerca dell’immortalità

Lara, seguendo gli appunti del padre scomparso prematuramente, intraprende una spedizione che la porta prima in Siria e poi in Siberia. L’obiettivo è un misterioso manufatto in grado di donare l’immortalità, lo stesso oggetto su cui il padre stava indagando.

Sin dai primi momenti, la trama si presenta avvincente, superiore a quella del precedente capitolo, con un intreccio narrativo di ottima qualità e una regia capace di catturare l’attenzione. Pur emergendo sporadiche banalità e dialoghi meno ispirati, questi piccoli difetti restano marginali e non compromettono l’esperienza complessiva.

Uno degli elementi più riusciti è il cast di personaggi, decisamente migliorato e reso più sfaccettato. Spicca in particolare l’antagonista, forte di una raison d’etre convincente che sostiene l’intera narrazione. Il risultato è un racconto coinvolgente, che mantiene un ritmo elevato e un buon equilibrio fino al finale, dove si possono avvertire lievi cadute di stile, comunque insufficienti a minare la qualità generale.

La trasformazione di Lara

Rispetto al precedente capitolo, qui troviamo meno brutalità e drammi esistenziali. Lara appare più matura e sicura di sé, non più travolta dagli eventi ma decisamente parte attiva di quanto accade. Se prima la vedevamo lottare per la sopravvivenza, in questa avventura la osserviamo seguire le orme paterne, spinta dal desiderio di scoprire la verità e di impedire che organizzazioni pericolose si impossessino del manufatto. La sua ricerca, tuttavia, rischia di diventare un’ossessione, proprio come lo fu per il padre.

Ambientazioni maestose

La cura riposta nella realizzazione delle ambientazioni é lodevole. Gli scenari sono stupefacenti, ricchi di dettagli e visivamente imponenti. La varietà delle aree esplorabili assicura un continuo ricambio di atmosfere e stili, tenendo alto l’interesse del giocatore e restituendo un senso di vastità che ben si sposa con la portata epica dell’avventura.

Gameplay

Un mondo più vasto e ricco di possibilità

Rise of the Tomb Raider prende le basi del precedente capitolo e le amplia sensibilmente. Le macroaree di gioco, tutte più grandi e ricche che mai, offrono una notevole libertà esplorativa. In questo mondo aperto Lara può dedicarsi a svariate attività: dalla ricerca di collezionabili e sfide, alle missioni secondarie, fino alla caccia e all’apprendimento di nuove lingue.

Esplorazione e platform

La componente esplorativa presenta un level design rinnovato, con meccaniche aggiuntive che rendono le sezioni platform più dinamiche, senza mai risultare troppo complesse. Lara può scalare, aggrapparsi, dondolarsi su specifiche superfici e, sebbene il nuoto rimanga per lo più legato a sezioni superficiali o sceniche, contribuisce comunque alla varietà generale. Il senso di libertà si percepisce soprattutto nelle aree più ampie, dove il giocatore può esplorare in lungo e in largo, scoprendo segreti e zone opzionali.

Tombe, sfide e missioni secondarie

Il capitolo vanta un numero maggiore di tombe, autentiche “perle” sia dal punto di vista artistico che da quello del gameplay. Ognuna, una volta completata, garantisce l’accesso ad abilità uniche. A queste si affiancano missioni secondarie proposte da specifici NPC, che chiedono di svolgere compiti particolari. L’esplorazione è ulteriormente arricchita dalla presenza di monoliti da decifrare: raccogliendo manufatti e analizzando affreschi, Lara migliorerà la sua padronanza di determinate lingue, sbloccando così l’accesso a preziosi tesori. Inoltre, alcune monete speciali trovate in giro per la mappa possono essere spese in uno store dedicato, dove acquistare equipaggiamenti altrimenti irraggiungibili.

Caccia e crafting

La feature della caccia, già presente nel capitolo precedente, è qui perfettamente integrata nelle dinamiche di gioco. Prede e predatori (come lupi, giaguari e orsi) consentono di ottenere risorse fondamentali per il potenziamento delle armi e dell’equipaggiamento. Le stesse risorse vengono impiegate anche per fabbricare munizioni speciali (ad esempio frecce velenose con i funghi) o oggetti d’uso immediato, come molotov create sul momento a partire da semplici bottiglie.

Combattimento e gunplay

Il sistema di combattimento è stato perfezionato e ampliato. Le armi ora si dividono in quattro categorie principali (archi, pistole, fucili, shotgun), ciascuna con un feeling distinto. Ogni arma è ulteriormente personalizzabile con upgrade che richiedono risorse reperibili esplorando o cacciando. Nuove armi possono essere sbloccate trovandone tutti i componenti dispersi nelle mappe. Anche l’abbigliamento di Lara offre varietà: per la maggior parte sono solo estetici, ma alcuni outfit aggiungono bonus specifici.

Stealth e IA nemica

Torna e viene migliorato il cover system automatico, che ora risulta più solido e fluido. Le meccaniche stealth assumono maggiore importanza, con abilità dedicate, la possibilità di distrarre i nemici e uccisioni silenziose dall’alto o dai nascondigli naturali (come l’erba alta). L’IA dei nemici appare più stratificata rispetto al primo capitolo, anche se non raggiunge l’eccellenza, e il numero di tipologie di avversari non si discosta troppo dal passato.

Enigmi e QTE

Gli enigmi del gioco principale sono più vari e intelligenti, restituendo una sfida ben integrata nella trama, seppur le tombe rimangano il vero fiore all’occhiello in termini di puzzle design. Tornano i momenti adrenalinici a base di sequenze scriptate, decisamente meno ripetitivi rispetto a prima, e non mancano fasi QTE sempre ben contestualizzate e impegnative soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati.

Progressione e abilità

La crescita di Lara attraverso le abilità ricalca i tre rami distinti del capitolo precedente ma con un ventaglio di opzioni più ampio. Migliorando le sue capacità in esplorazione, combattimento o resistenza, si possono sbloccare tecniche e potenziamenti che plasmano ulteriormente il suo stile di gioco, arricchendo l’esperienza complessiva.

Comparto tecnico

Grande impatto tecnico

Il livello grafico raggiunto da Rise of the Tomb Raider è sorprendente: effetti particellari, animazioni e scenografie sono realizzati con cura quasi maniacale. Piccoli difetti, come un anti-aliasing non ottimale su oggetti distanti in alcune aree specifiche o rari artefatti grafici nelle ombre, si notano solo in casi isolati. Anche l’illuminazione volumetrica e i God Rays non sempre brillano per qualità, ma questi limiti restano del tutto marginali rispetto alla resa visiva complessiva.

PureHair e altri dettagli innovativi

Tra gli aspetti tecnici più notevoli spicca la tecnologia PureHair, in grado di simulare in modo incredibilmente realistico i capelli di Lara, a cui si aggiunge una riproduzione eccellente delle espressioni facciali dei personaggi. La colonna sonora è di ottima fattura, pur senza offrire brani davvero indimenticabili, mentre il doppiaggio fa un deciso passo avanti rispetto al capitolo precedente, raggiungendo un livello più che soddisfacente. L’insieme di questi elementi arricchisce un comparto artistico generale di grande fascino, capace di stupire in ogni ambiente esplorato.

Standard
Gioco base;

20 Years Edition
Gioco base, tutti i DLC(Season Pass);

Collector’s Edition
Gioco base, Steel Case, statua di Lara 30cm, collana di Giada di Lara, Diario di Lara;

Kitež e Koščej l’immortale
Leggende di origine russa che coinvolgono una città, chiamata addirittura Atlantide russa, e un personaggio immaginario del folklore slavo.

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Tra caccia, combattimenti, enigmi, crafting ed esplorazione mozzafiato, Rise of the Tomb Raider si rivela un’esperienza varia, profonda e appagante. La trama, ora meglio narrata e supportata da un cast più ristretto ma ben caratterizzato, si integra con un gameplay ricco di sfaccettature, tra fasi di esplorazione, combattimenti, puzzle e meccaniche survival. A tutto ciò si aggiunge un comparto tecnico di grande valore, grazie a una grafica di livello superiore e a un sound design di notevole impatto. Il risultato è uno dei capitoli più riusciti dell’intera saga: coinvolge con la sua lore e i suoi scenari suggestivi, appassiona grazie agli enigmi e ai combattimenti, e regala un’avventura completa e curata in ogni dettaglio.

Miglioramento è davvero la parola chiave di Rise of the Tomb Raider,che rispetto al primo capitolo, amplia notevolmente ogni aspetto. Nonostante la trama fosse decisamente più strutturata e coinvolgente che in passato, il comparto narrativo é stato il meno interessante per me, complici una palette cromatica sempre sui colori freddi che ha un po’ raffreddato la mia immersione emotiva, e soprattutto la poca presa che hanno avuto su di me le parti che riguardano il manufatto e la gente di Jacob. É invece il gameplay ad avermi catturato di più, presentando un gunplay dall’ottimo feeling, uno stealth ben integrato ed un crafting profondo. La caccia dona una piacevole sfumatura survival, le sezioni platform non sono mai frustranti, e gli enigmi sanno offrire una sfida divertente. L’unico aspetto che mi ha infastidito è l’HUD a tratti invasivo, con suggerimenti a schermo un po’ troppo presenti. Tecnicamente invece mi ha proprio rapito. Di una bellezza sconcertante il comparto grafico con paesaggi, luoghi, personaggi, e ambienti spettacolari. Nulla possono quei pochi difetti contro una direzione artistica davvero eccezionale, accompagnata da una bellissima colonna sonora, che compongono quello che personalmente è un capolavoro.

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