Kitež e Koščej l’immortale
Le leggende russe nel gioco
Nel capitolo Rise of the Tomb Raider (2015), Crystal Dynamics ha scelto di ispirarsi e rielaborare due celebri leggende della tradizione russa: quella della città scomparsa di Kitež e quella di Koščej l’immortale. Sebbene la storia e il contesto siano stati adattati per esigenze narrative, il gioco mantiene intatti lo spirito e il simbolismo di questi antichi racconti.
La città “messianica” di Kitež
La prima leggenda si riferisce a Kitež, una città mistica che, secondo la tradizione, sorgeva nella regione di Nižnij Novgorod, sulle sponde del lago Svetloyar. Questa storia fu menzionata per la prima volta nella ‘Cronaca di Kitež‘, un documento anonimo del XVIII secolo che probabilmente circolò tra i Beguny (o “corridori”), vale a dire i Veri Cristiani Ortodossi Peregrinanti. Questi ultimi facevano parte dei “Vecchi Credenti”, un movimento che rifiutava alcune riforme della Chiesa ortodossa russa.
Il racconto narra che il principe Jurij II di Vladimir fondò dapprima la città di Malyj Kitež (Piccola Kitež) lungo il fiume Volga. In seguito, attraversò i fiumi Uzola, Sanda e Kerženec fino a raggiungere le rive del lago Svetloyar, dove decise di costruire Bol’šoj Kitež (Grande Kitež). Questa città, circondata da un’aura sacra, fu poi soprannominata “l’Atlantide russa” a causa dell’episodio più noto della leggenda:
“Quando il condottiero mongolo Batu Khan, già vincitore di numerosi principati russi, seppe dell’esistenza di Kitež, decise di conquistarla. Prima si impadronì di Malyj Kitež, costringendo il principe Jurij a ritirarsi a Bol’šoj Kitež. Un prigioniero svelò quindi il percorso verso la città, e l’Orda d’Oro raggiunse le sue mura, scoprendo tuttavia che non vi erano fortificazioni e che gli abitanti non avevano alcuna intenzione di difendersi, pregando invece Dio per essere salvati. A quel punto accadde l’incredibile: le acque del lago iniziarono ad alzarsi, inghiottendo Bol’šoj Kitež insieme ai suoi abitanti. L’ultima immagine che i mongoli riuscirono a scorgere fu la croce dorata sulla cupola della cattedrale cittadina.”
Questa leggenda vuole che solo i puri di cuore possano trovare la strada per Kitež. Si narra anche che, se si ascolta attentamente, sia possibile udire i canti degli abitanti provenire dal fondo del lago Svetloyar. Ancora oggi esiste un forte folklore locale attorno al lago: secondo alcune testimonianze, nelle notti serene si vedrebbero luci misteriose emergere dalla superficie, considerate manifestazioni dell’antica città sommersa.
Koščej l’immortale
La seconda leggenda russa ripresa nel gioco riguarda Koščej l’immortale. Nella tradizione slava, Koščej è un antagonista malvagio che spesso entra in competizione con l’eroe del racconto per conquistare il favore di una donna. La sua fama deriva dal sortilegio che gli conferisce l’immortalità: egli nasconde la propria anima in oggetti nidificati che vanno distrutti, affinché Koščej possa essere reso mortale e quindi ucciso.
In alcune versioni della fiaba, l’anima si trova in un ago, contenuto in un uovo, a sua volta dentro una papera, poi in una lepre e infine in un forziere. Solo rompendo questi gusci uno a uno si può annientare il potere del demone. Il nome russo “Koščej” potrebbe derivare da termini che indicano “osso” o “scheletro”, richiamando la sua natura ascetica e spettrale.
L’interpretazione di Crystal Dynamics
In Rise of the Tomb Raider, l’elemento fantastico di Kitež e il mito di Koščej vengono rielaborati per creare il tema cardine della storia: la ricerca della cosiddetta “sorgente divina”. Kitež diventa il luogo in cui un antico profeta avrebbe custodito il segreto dell’immortalità, mentre i riferimenti a Koščej si manifestano nell’idea di un potere nascosto in diversi artefatti, a cui i nemici di Lara danno la caccia per ottenere l’eterna vita.
Pur cambiando contesto e finalità, Crystal Dynamics ha saputo conservare alcuni elementi chiave di questi racconti popolari russi, come il carattere sacro di Kitež e la simbologia di un’immortalità profondamente legata al concetto di anima. In questo modo, il gioco non solo rende omaggio alla cultura russa, ma invita anche a riflettere sulla natura umana e sui valori che stanno alla base di miti e fiabe di ogni epoca.