Cover Shadow of the Tomb Raider

Shadow of the Tomb Raider

14 Settembre 2018
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Sottogenere
Archetipo

TPS

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Franchise

Shadow of the Tomb Raider

14 Settembre 2018
Cover Shadow of the Tomb Raider
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Sottogenere
Archetipo

TPS

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Editore

Franchise

Recensione

Versione testata: PC, Standard Edition
Pubblicato: 27/01/2025
Premessa

L’ultimo capitolo della trilogia di questa “nuova” Lara, doveva mantenersi sull’ottima qualità del precedente capitolo rinforzando alcune sezioni e migliorandone altre assumendo nel contempo una propria personalità. Il titolo tuttavia sembra frutto di una non ottimale collaborazione tra Eidos Montreal e Crystal Dynamics, che portano alla luce un comparto narrativo deludente, accompagnato da un discreto comparto grafico ed un ottimo gameplay, in uno squilibrio qualitativo che dopo i livelli raggiunti nei precedenti capitoli non ci si aspettava.

Comparto narrativo

Un’antica profezia Maya

Lara, sulle tracce dell’organizzazione nota come Trinità, entra in possesso di un antico manufatto Maya che, per essere sottratto ai nemici, finisce accidentalmente per innescare una profezia: una serie di catastrofi che culmineranno con la morte del sole e la distruzione del mondo. Da qui prende il via la missione di Lara, costretta a rimediare al disastro che lei stessa ha inavvertitamente causato.

Trama debole e personaggi piatti

Un incipit poco originale che da il via ad una storia che risulta poco incisiva e piuttosto banale. La scrittura e la struttura narrativa mostrano numerose forzature, tra cui alcune incoerenze comportamentali nei personaggi. Salvo poche eccezioni tra i comprimari, il cast appare privo di mordente e caratterizzato in modo superficiale. A uscirne peggio è l’antagonista principale, ridotto a una macchietta che non rende giustizia all’importanza che dovrebbe ricoprire.

Persino Lara non gode di una caratterizzazione solida. il suo arco evolutivo, che avrebbe dovuto sottolineare la caduta e la successiva risalita morale, ad evidenziare una ricerca di redenzione e il recupero di umanità, appare poco attenzionato e mal strutturato, come se figlio di sceneggiature differenti.

Dialoghi e doppiaggio

I dialoghi soffrono di una scrittura carente, con alcuni momenti di pathos ben congeniati ma purtroppo troppo isolati per risollevare l’intero comparto narrativo. Degna di nota è invece l’opzione di doppiaggio dinamico, che permette a determinati personaggi di esprimersi nella loro lingua nativa, rendendo l’atmosfera più coinvolgente e realistica.

Ambientazioni suggestive

Ciò che rimane all’altezza della tradizione di Tomb Raider è la realizzazione degli ambienti. Tra rovine Inca e rigogliose giungle sudamericane, il gioco offre panorami mozzafiato e un cromatismo decisamente più acceso, che enfatizza l’anima più selvaggia di questo capitolo. Le atmosfere rappresentano l’unico aspetto che mantiene la qualità dei precedenti episodi.

Gameplay

Difficoltà dinamica

Una delle novità più interessanti di Shadow of the Tomb Raider è la possibilità di modulare la difficoltà in tre ambiti separati: esplorazione, enigmi e combattimento. Selezionando il livello di sfida desiderato per ciascuna voce, è possibile rimuovere gli indicatori visivi sui percorsi, ridurre al minimo i suggerimenti per gli enigmi o aumentare salute e aggressività dei nemici. Questa scelta consente a ogni giocatore di creare un’esperienza su misura, calibrando liberamente ogni aspetto del gioco.

Verticalità aumentata

L’esplorazione riprende buona parte delle meccaniche viste in Rise of the Tomb Raider, introducendo però un design ancora più verticale e ambienti più vasti. Lara può scalare e aggrapparsi con la piccozza, usare la corda per dondolarsi e persino correre sulle pareti. Il tutto si arricchisce di sezioni subacquee più ampie e profonde, dove Lara può nuotare liberamente e affrontare nuovi elementi di gameplay specifici per queste aree.

Numerose attività secondarie

Oltre ai tanti collezionabili e missioni secondarie, sono presenti trappole e ostacoli ambientali che rendono l’esplorazione più impegnativa. Tornano le classiche tombe, con enigmi complessi che, una volta risolti, offrono abilità uniche come ricompensa. Fanno la loro comparsa anche le cripte, versioni un po’ più semplici ma comunque ricche di insidie, che consentono di ottenere abiti o armi speciali.

Migliorata inoltre la meccanica delle lingue. Analizzando manufatti, reliquie e iscrizioni, Lara può aumentare la sua conoscenza linguistica, sbloccando la possibilità di tradurre monoliti che fungono da piccoli enigmi: una volta risolti, forniscono indizi su luoghi precisi della mappa, ricompensando il giocatore con tesori o risorse.

Caccia e gestione delle risorse

La caccia torna a svolgere un ruolo importante, poiché permette di ottenere materiali utili al potenziamento di armi ed equipaggiamento, oltre che alla creazione di munizioni ed erbe speciali. Queste ultime non solo curano, ma possono conferire temporanei vantaggi in combattimento. Inoltre, in determinate aree si possono trovare mercanti che vendono armi, risorse e completi, i quali ora spesso garantiscono bonus differenti a seconda del modello.

Stealth e combattimento

L’approccio furtivo è stato notevolmente ampliato: Lara può compiere uccisioni multiple senza farsi notare, nascondersi in punti più numerosi, sporcarsi di fango per eludere visori termici e sfruttare l’ambiente per distrarre o eliminare i nemici. Nel complesso, il sistema stealth risulta più raffinato e incoraggia tattiche diverse.

Dall’altro lato, il gunplay appare poco incisivo: il feeling delle armi non varia molto da una categoria all’altra, nonostante siano presenti archi, pistole, fucili e shotgun con differenti modalità di fuoco secondarie. Le sezioni di puro shooting, inoltre, sono ridotte, puntando maggiormente sull’azione stealth.

Enigmi e abilità

Tra i punti di forza del gioco spiccano gli enigmi, in molti casi tra i migliori dell’intera saga: ben congegnati, originali e tutt’altro che scontati, soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati. Ritorna anche il sistema di progressione del personaggio diviso in tre alberi delle abilità, ora più ampi, seppur contengano alcune skill superflue che non aggiungono molto al contesto generale. Nonostante ciò, la varietà di opzioni disponibili permette di personalizzare ulteriormente lo stile di gioco di ogni utente.

Comparto tecnico

Le qualità tecniche

Shadow of the Tomb Raider si presenta con texture di alto livello, modelli poligonali curati ed eccellenti effetti di illuminazione, ulteriormente valorizzati dall’implementazione del ray tracing. La costruzione degli ambienti risulta particolarmente ricca di dettagli, con una vegetazione notevole per varietà e resa visiva.

Ritorna la tecnica di renderizzazione avanzata dei capelli di Lara, sebbene non sembri aver ricevuto grandi miglioramenti rispetto al passato. È stata invece introdotta la progressiva sporcizia sul modello di Lara, che varia a seconda delle azioni compiute e dei luoghi attraversati, donando ulteriore realismo al personaggio. Il comparto sonoro presenta un mixaggio dei volumi migliorabile, ma vanta una buona colonna sonora e un doppiaggio di qualità, nonostante qualche sporadico inciampo.

Problemi sparsi

Nonostante la notevole resa complessiva, alcuni elementi non risultano altrettanto convincenti. Gli effetti particellari e volumetrici appaiono sottotono, così come l’implementazione delle tecniche di antialiasing, che talvolta non riesce a gestire adeguatamente i bordi degli oggetti. Le animazioni facciali oscillano tra momenti di recitazione eccellente e istanti in cui diventano legnose o mal calibrate, evidenziando un’ulteriore disomogeneità nel comparto tecnico.

Il titolo soffre inoltre di sporadici bug, compenetrazioni poligonali e leggerissimi cali di performance in alcune aree, sintomo di un codice non del tutto ottimizzato. Nulla di particolarmente invasivo, ma abbastanza da far emergere la mancata pulizia generale del motore di gioco.

Standard
Gioco base;

Croft Edition
Gioco base, Season Pass(tutti i DLC), Early Access 48h, 3 outfit, 3 litografie giochi precedenti, colonna sonora;

Ultimate Edition
Gioco base, Season Pass (tutti i DLC), 3 outfit, Steelbook, apri bottiglie a forma di picozza, torcia di Lara, statua di Lara 30cm;

Definitive Edition
Gioco base, tutti i DLC;

Ix Chel e Chac Chel
2 nomi, una sola dea, simbolo di dicotomia tra vita e morte, giovinezza e vecchiaia. Chiamata anche la tessitrice, poteva simboleggiare sia la fertilità che la fine della vita.

Paititi
Il nascosto regno Inca, accostato spesso ad El Dorado, ma del quale non si ha alcuna prova storica della sua esistenza.

Kukulkan
Il piumato dio serpente della cultura Maya, protettore dei sacerdoti, di cui si sa poco a causa di mal interpretazioni di alcuni testi.

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La collaborazione tra Eidos Montreal e Crystal Dynamics ha dato vita a un prodotto dal potenziale alto, ma poco equilibrato. Se da un lato Shadow of the Tomb Raider offre un gameplay ricco e soddisfacente, con esplorazione resa più impegnativa da trappole e ostacoli, enigmi eccellenti e un comparto stealth ben strutturato, dall’altro pecca in uno shooting poco coinvolgente. Il piacere della scoperta rimane intatto, grazie a manufatti, monoliti, tombe e cripte disseminati in scenari mozzafiato. Il comparto grafico, per quanto generalmente d’impatto, soffre di alcune incertezze tecniche e si rivela altalenante nei dettagli. Il vero punto debole è però il comparto narrativo, con una trama banale, personaggi piatti, dialoghi discutibili e una Lara gestita in modo poco incisivo. Nonostante l’ampia quantità di contenuti e l’elevato impatto visivo, il gioco sembra mancare di personalità, non riuscendo a eguagliare la qualità del capitolo precedente.

Shadow of the Tomb Raider è stato per me un’esperienza decisamente contraddittoria. Nonostante i suoi difetti più che evidenti, una trama poco originale, una scrittura debole, dialoghi sottotono e personaggi che non lasciano il segno, mi sono ritrovato irrimediabilmente catturato dall’atmosfera e dagli scenari, capaci di stregarmi e farmi quasi dimenticare ogni pecca narrativa. Malgrado qualcuno possa trovarle ripetitive, io non ho mai percepito stanchezza nelle ambientazioni, sempre piacevoli da esplorare. Il gameplay, specie affrontato ai livelli di difficoltà più alti, è divertente e a tratti impegnativo: lo shooting soffre di un feedback poco appagante e alcune abilità sembrano ridondanti, ma lo stealth funziona alla grande, obbligandomi a ricorrere raramente a scontri a fuoco. Gli enigmi senza aiuti sanno essere veri rompicapi, mentre il platforming si fa sorprendentemente adrenalinico in alcuni momenti. Tecnicamente, le piccole imperfezioni non mi hanno pesato più di tanto, perché l’impatto grafico e l’immersione generale compensano più di quanto mi aspettassi. Pur non essendo un titolo eccezionale o particolarmente originale, mi ha coinvolto al punto da farmi passare sopra molte delle sue debolezze, regalandomi comunque un’avventura affascinante e divertente.

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